RICERCA PER CASATO

Identità e Nobiltà – Tra Storia, Diritti e Contemporaneità

Introduzione

L’identità personale rappresenta un concetto multidimensionale che racchiude l’insieme di caratteristiche uniche e irripetibili di un individuo, dalle sue qualità fisiche e psicologiche alle relazioni sociali e alla sua collocazione storica e culturale. La sua tutela è un elemento centrale delle moderne democrazie e si connette con diritti fondamentali quali la dignità e l’onore. Parallelamente, il concetto di nobiltà, storicamente legato al privilegio ereditario, si è evoluto, assumendo nuove connotazioni nel contesto contemporaneo. In questo saggio si esamineranno le intersezioni tra identità personale e nobiltà, con particolare attenzione al significato di identificazione personale nella nobiltà moderna, alla sua tutela giuridica e al ruolo sociale.

L’Identità Personale e la Sua Tutela Giuridica

L’identità personale è un diritto fondamentale sancito dall’articolo 2 della Costituzione Italiana, che riconosce e protegge i diritti inviolabili dell’individuo. Tale diritto trova ulteriore definizione nelle norme civilistiche e penali che salvaguardano l’immagine, il nome e la reputazione. In un mondo sempre più interconnesso e globalizzato, l’identità personale assume nuove sfumature, estendendosi alla dimensione digitale, dove diventa essenziale prevenire distorsioni o appropriazioni indebite di identità.

La giurisprudenza italiana ha contribuito a delineare i contorni di questo diritto attraverso diverse sentenze, evidenziando come l’identità personale non sia solo un aspetto statico, ma un processo dinamico, legato all’autodeterminazione e alla percezione sociale dell’individuo. Ad esempio, una rappresentazione errata della persona o l’attribuzione di qualità non corrispondenti alla realtà può configurare una lesione del diritto all’identità.

Nobiltà e Identità – Un Legame Storico e Sociale

La nobiltà è stata tradizionalmente percepita come un’istituzione fondata sull’ereditarietà e sulla posizione sociale privilegiata. Nel corso dei secoli, il titolo nobiliare ha rappresentato una parte intrinseca dell’identità di una famiglia o di un individuo, configurandosi come un simbolo di appartenenza, responsabilità e potere. La genealogia e l’araldica, strumenti fondamentali per il riconoscimento della nobiltà, riflettevano non solo la storia familiare, ma anche l’identità collettiva di intere comunità.

Con l’avvento delle società moderne, il concetto di nobiltà ha subito profonde trasformazioni. L’abolizione dei privilegi nobiliari in molti paesi, accompagnata dalla progressiva democratizzazione della società, ha ridimensionato il ruolo tradizionale della nobiltà. Tuttavia, il titolo nobiliare persiste in una forma simbolica e culturale, rappresentando spesso un legame con il passato e un riconoscimento di meriti individuali.

L’Identificazione Personale nella Nobiltà Contemporanea

In un contesto contemporaneo, l’identificazione personale nella nobiltà si è spostata dal privilegio ereditario alla valorizzazione di meriti personali e contributi alla società. Questo approccio rappresenta una reinterpretazione del ruolo della nobiltà, non più basato esclusivamente sull’appartenenza a una famiglia, ma su criteri di valore e riconoscimento.

Un esempio rilevante è quello della Marchesa d’Aragona, figura emblematica della nobiltà moderna. La sua identificazione come nobildonna non si basa su una discendenza genealogica, ma su una serie di riconoscimenti legati alla sua influenza culturale e sociale. Questo caso illustra come la nobiltà possa assumere un significato contemporaneo, legato alla capacità di rappresentare valori ed eccellenze riconosciute pubblicamente.

Aspetti Giuridici e Sociali dell’Identificazione Nobiliare

Dal punto di vista giuridico, l’identificazione personale nella nobiltà contemporanea è regolata da norme che riconoscono l’importanza culturale e simbolica dei titoli nobiliari. In Italia, benché i titoli non conferiscano più privilegi legali, essi sono tutelati come parte dell’identità storica e culturale. Il diritto all’uso del titolo è quindi subordinato a criteri genealogici o, in casi particolari, a riconoscimenti istituzionali.

Dal punto di vista sociale, la nobiltà moderna svolge un ruolo simbolico, rappresentando l’eredità culturale di una nazione. In molti casi, le famiglie nobiliari si sono reinventate come promotrici di attività filantropiche, culturali o educative, contribuendo al benessere collettivo.

Correlazioni tra Identità Personale e Nobiltà

L’identità personale e la nobiltà condividono un elemento comune, il riconoscimento sociale che conferisce dignità e unicità all’individuo. Nel caso della nobiltà, l’identità non si limita alla dimensione privata, ma si estende a una sfera pubblica, dove il titolo diventa un simbolo di continuità storica e culturale.

L’identificazione personale nella nobiltà moderna, dimostra come il concetto di nobiltà possa evolvere, passando da una base ereditaria a una meritocratica. Questo processo riflette l’evoluzione della società stessa, che riconosce il valore dell’impegno individuale accanto all’eredità storica.

Conclusione

La correlazione tra identità personale e nobiltà evidenzia l’interazione tra passato e presente, tra individualità e collettività. L’identità, in quanto diritto fondamentale, garantisce la dignità e l’autodeterminazione di ogni individuo. La nobiltà contemporanea, reinterpretata alla luce dei valori moderni, rappresenta un ponte tra le tradizioni storiche e i nuovi criteri di merito, sottolineando l’importanza di riconoscere l’identità non solo come un diritto individuale, ma anche come un elemento di coesione e arricchimento culturale per la società nel suo complesso.

Mancuso

Arma: D’oro, ad una banda di rosso caricata di un leone passante del campo nel senso della pezza; accompagnata nel canton sinistro del capo da una rosa di rosso. Scudo: Timbrato da una corona baronale; il tutto racchiuso da un manto di velluto rosso, foderato di ermellino, bordato, cordonato e fioccato d’oro, movente da una corona alla principesca.

Il Casato

La storia della Principessa Antonella Betti Mancuso rappresenta perfettamente una nuova visione di nobiltà personale e sociale, caratteristica distintiva del nostro tempo. Antonella Betti Mancuso, incarna perfettamente i valori profondi aristocratici e una missione di vita che trascende il semplice lignaggio. Oggi, infatti, rappresenta la nobiltà anche attraverso l’innovativo concetto di identificazione personale, che riflette il valore individuale e il contributo alla società come forme riconosciute di nobiltà del nuovo millennio.

Una Dinastia di Valore e di Virtù

La famiglia Mancuso, cui Antonella appartiene, vanta una lunga e illustre storia risalente a secoli fa, con radici nella Sicilia più nobile e antica. Gli storici narrano che la famiglia Mancuso abbia goduto di titoli nobiliari e ruoli di prestigio in città come Messina, Caltagirone, Polizzi e Palermo, regioni dove la loro presenza influenzò profondamente il tessuto sociale e istituzionale. Fin dai tempi antichi, i Mancuso si distinsero per la loro avita virtù, come testimoniato dagli annali siciliani che raccontano le gesta dei suoi membri e l’importante influenza che ebbero nelle regioni dove operarono. Nel 1445, Federico Mancuso fu castellano della Torre di Caltagirone, un ruolo di grande responsabilità e rispetto. Più tardi, nel 1587-88 e ancora nel 1601-02, Giovani Francesco Mancuso ricoprì la carica di giudice straticoziale di Messina e, successivamente, di giudice pretoriano di Palermo dal 1589 al 1591. Francesco Mancuso, altro eminente esponente della famiglia, ottenne il ruolo di giudice straticoziale di Messina nel 1596, consolidando il prestigio della famiglia nelle istituzioni siciliane. Niccolò Mancuso, acquistando nel 1601 le baronie di Fiumefreddo San Basile, Lenza e Carcaci, ampliò il dominio della famiglia, mentre altri illustri Mancuso ricoprirono ruoli di rilievo, come Francesco Mancuso, primo capitano della galera di Sicilia “SS. Rosario” nel 1604, e Giacomo Mancuso, proconservatore a Polizzi nel 1655.

Nobiltà per Identificazione Personale: La Nobiltà Moderna

Oggi, la nobiltà può essere vissuta come valore individuale e non solo come eredità di titoli antichi. La nobiltà per identificazione personale è un riconoscimento che non si basa solo sull’appartenenza a una storica casata ma si fonda anche sul contributo che una persona apporta alla società. Questa nuova forma di nobiltà è un concetto innovativo del nostro tempo, un titolo assegnato in virtù del valore personale, dell’impegno sociale, delle qualità umane e della dedizione al bene comune. Antonella Betti Mancuso, con il suo impegno incessante e i suoi sacrifici personali, incarna esattamente questo spirito nobiliare moderno.

Una Vita Segnata dal Dolore e Dedicata alla Giustizia

La storia personale di Antonella è profondamente segnata da eventi traumatici. Separata dalla sua famiglia naturale all’età di soli quattro mesi e mezzo, Antonella fu allontanata dalla madre e dai suoi fratelli in circostanze dolorose. Due delle sue sorelle gemelle, nate con sindrome di Down, e il suo gemello condivisero con lei questa separazione, una ferita mai guarita che ha lasciato in Antonella un vuoto immenso e la consapevolezza di una verità spesso difficile da accettare. Lontana dalla sua famiglia d’origine, Antonella ha subito l’abuso di chi ha tratto vantaggio dalla sua vulnerabilità, sfruttando la sua condizione e approfittando della situazione drammatica. Tuttavia, da queste esperienze dolorose è nata una forza interiore straordinaria, un desiderio profondo di giustizia e una missione incrollabile di servizio verso chiunque subisca ingiustizie. Oggi, Antonella è conosciuta per il suo coraggio e il suo ruolo nella tutela dei diritti umani. Ha messo la sua vita al servizio degli altri, diventando una figura di riferimento nel campo dell’antimafia e della protezione dei diritti dei più deboli. La sua azione e il suo impegno costante testimoniano l’importanza di una nuova forma di nobiltà che supera le barriere del passato e si fonda sull’etica e sulla dedizione sociale.

Un Titolo che Unisce Lignaggio e Impegno Personale

Il 24 febbraio 2024, in una cerimonia solenne tenutasi presso il Capitolo Italiano di San Stanislao nell’Antico Palazzo Rospigliosi a Roma, Antonella Betti Mancuso è stata investita ufficialmente del titolo di Sua Altezza Reale. Questo titolo non solo onora il suo lignaggio ma rappresenta un riconoscimento del suo impegno costante per la collettività, dei suoi sacrifici e della sua volontà di proteggere i più deboli. Questo titolo è una fusione di nobiltà ereditaria e moderna, un titolo per identificazione personale che sottolinea il suo valore intrinseco e la sua missione. La sua autobiografia d’inchiesta, Vite Strappate in Italia dagli anni ’70 ad oggi, tradotta in sedici lingue, è una testimonianza della sua lotta per la giustizia e della sua volontà di esporre verità scomode. Con la prefazione della Senatrice Paola Binetti, il libro racconta le storie drammatiche e le ingiustizie vissute negli ultimi quarant’anni, e ha toccato profondamente i cuori di lettori in tutto il mondo.

Un Impegno Senza Confini

Oltre al titolo nobiliare, Antonella Betti Mancuso porta avanti la sua missione attraverso diverse iniziative sociali. È presidente di HELP & FIRST AID: MINORI E FAMIGLIE ROMA ONLUS, un’organizzazione che fornisce supporto e protezione ai minori e alle famiglie in difficoltà, e svolge un ruolo fondamentale nella promozione del benessere sociale. Antonella è una paladina dei diritti umani, combattendo quotidianamente per garantire giustizia, rispetto e uguaglianza a chi ne ha più bisogno. Il suo ruolo come Ambassador At Large la rende una figura riconosciuta a livello internazionale, e il suo impegno per i diritti umani l’ha portata a difendere con tenacia le vittime di ingiustizia. La sua sensibilità, unita alla competenza e alla formazione tecnica, fa di lei una personalità unica, un punto di riferimento nel campo della giustizia sociale. In questa nuova visione di nobiltà, Antonella Betti Mancuso incarna i valori del nuovo millennio: nobiltà non solo per sangue, ma per impegno e servizio. La sua storia, segnata da dolore e riscatto, è il riflesso di una realtà vissuta da molti negli ultimi quarant’anni e un simbolo di speranza per chiunque subisca ingiustizie.

La Nobiltà del Nuovo Millennio

Con il concetto di nobiltà per identificazione personale, si inaugura una nuova era in cui il valore e l’onore non dipendono esclusivamente da un’eredità di sangue, ma dal contributo individuale al progresso sociale e umano. Antonella Betti Mancuso, attraverso il suo impegno, incarna questa nobiltà moderna, una nobiltà che si costruisce giorno per giorno attraverso il servizio agli altri, l’impegno per la giustizia e la dedizione alla causa dei diritti umani. La Principessa Antonella non è solo una rappresentante della sua famiglia, ma anche un simbolo di speranza e di cambiamento per un mondo più giusto e solidale. Fonti: Libro d’Oro delle Famiglie Nobili e Notabili

Paolo di Giovine Principi di Roccaromana

Arma:

Di azzurro, all’albero sradicato al naturale, sostenuto da due leoni controrampanti d’oro lampassati di rosso.

Stemma certificato con riconoscimento internazionale, concesso dal governo della comunità autonoma di Castiglia e Leon in Spagna in data 30/05/2024 . La certificazione è stata redatta da Don Alfonso de Ceballos-Escalera y Gila, Marchese de la Floresta, Cronista d’Armi per la stessa Castiglia e León. Stemma certificato dall’ufficio Araldico di Malta in data 12 settembre 2025, con registrazione presente nel Volume 2 – numero R70081/2025. Certificazione redatta dal Dott. Charles Gauci, attuale Re d’Armi di Malta.

Paolo di Giovine

Paolo di Giovine di Roccaromana, rappresentante della medesima casata,  rende noto i riconoscimenti ufficiali internazionali concessi alla casata di Giovine e il riconoscimento della stessa mediante un elenco ufficiale internazionale qui sotto riportato.

Il principe può vantare le massime onorificenze concesse alle case reali mondiali, atte nel creare reciproca stima e riconoscenza.

A destra il Principe Paolo di Giovine in compagnia con Don Alfonso de Ceballos-Escalera y Gila, Marchese de la Floresta

Riconoscimenti Cavallereschi

Il Principe Paolo, oltre al riconoscimento ricevuto dalla comunità locale, ha accumulato una serie impressionante di riconoscimenti internazionali, che testimoniano il suo impegno e la sua dedizione nel preservare e promuovere le tradizioni nobiliari. Tra i suoi titoli più prestigiosi, figurano:

– Ballestero de Hermandad presso la Noble Compania de Ballesteros Hijosdalgo de San Felipe y Santiago

– Placca di Giustizia del Capitulo Noble di Fernando VI

– Ufficiale del Royal Order of the Crown of Hawaii

– Gran Croce di Giustizia dell’Ordine dell’Aquila di Georgia e della Tunica senza cuciture di Nostro Signore Gesù Cristo

– Gran Croce presso la Real Ordem de Sao Miguel da Ala

– Gran Collare dell’Ordine di Merito della Corona Portoghese

– Gran Cordone dell’Ordine Imperiale del Dragone di Annam

– Gran Collare di Giustizia dell’Ordine Reale del Tamburo del Ruanda

– Gran Croce di Giustizia dell’Ordine Reale della Corona del Ruanda

– Gran Croce di Giustizia dell’Ordine Reale della Gru Crestata del Ruanda

– Gran Croce di Giustizia dell’Ordine del Leone di Ruanda

– Gran Croce dell’Ordine Ecclesiastico Diocesano di Sao Tomè Apostolo

– Cavaliere Maestrante della Real Maestranza de Caballeria de Castilla

– Gran Cordone dell’ Ordine Reale e Hashemita della Perla di Sulu

– Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Egitto

– Gran Cordone dell’Ordine di Ibrahim Pascha d’Egitto

– Gran Croce dell’Ordine dei Compagni d’Onore della Casa Reale di Kupang

– Gran Croce dell’Ordine Patriarcale di S. Ignazio di Antiochia

– Gran Croce dell’Ordine del Leone di Godenu del Ghana

– Ufficiale dell’Ordine Imperiale della Rosa del Brasile

– Colonello del The Honorable Order of Commonwealth Kentucky Colonels

– Arkansas Traveler degli USA

Il Principe Paolo di Giovine, inoltre ha ottenuto negli anni numerose benemerenze:

– Medaglia di Bronzo della Croce Rossa Italiana

– Medaglia di Benemerenza dei Rifugiati dello SMOM

– Medaglia di Seconda Classe della Croce Rossa di San Marino

– Medaglia d’Argento della Croce Rossa della Mongolia

– Quattro Medaglie d’argento e una di Bronzo del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, ramo Spagna

– Medaglia Alluvione Germania

– Medaglia Pacificadores del Brasile

– Medaglia cooperazione Ucraina

– Medaglia San Giorgio Ucraina

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Pilla

 

 

Pilla

Etimologia

La “pilla” nell’antichità era un contenitore in terracotta o in cemento, usato per lo più per contenere l’acqua. Troviamo la ”pilla” anche nel mondo ecclesiastico, infatti essa veniva utilizzata per trasportare l’acqua santa.

La pilla in terracotta, veniva utilizzata per il trasporto dell’acqua

I pilla

La famiglia prende il nome dalla pilla, appartenenti ad una comunità oriunda già presente nel XVII secolo, con radici ben radicate in quella che ora possiamo definire la provincia pavese. Commercianti affermati comperarono innumerevoli terreni agricoli per coltivare le primizie e successivamente commerciarle, in primis nei paesi limitrofi, per passare a territori più lontani man mano cresceva la loro ricchezza. Un’ altro esempio di attività svolta da questa famiglia, era la costruzione di mattoni per l’edilizia del ‘epoca, e della famosa “pilla”, creata inizialmente con la terra cotta, per passare successivamente alle primordiali malte cementizie dell’epoca. Questo uno dei motivi per i quali troviamo radicata questa antica famiglia in zone adiacenti ai fiumi, per esempio nella bassa padana vicino al fiume Po’, dove la tipologia di terreno, per lo più argilloso, si adattava meglio alla realizzazione di questi manufatti. Pur in continua espansione, questa famiglia, si avvalse di punti strategici nel territorio lombardo piacentino, luoghi come detto prima adatti per la coltivazione e per la reperibilità dell’argilla necessaria per la costruzione della “pilla”. Le fonti storiche ci hanno permesso di evidenziare due zone in particolare dove operavano, i feudi di Gerrechiozzo, e San Protaso. Gerrechiozzo, è l’attuale Frazione Rotto di Cava Manara, in provincia di Pavia, luogo limitrofo al fiume Po,’ dove ancora noi possiamo trovare le primordiali cascine e terreni di questa antica famiglia, i quali sono ancora oggi di proprietà dei Pilla, immobili e terreni acquistati grazie al commercio delle primizie e alla costruzione della “pilla”, attività procrastinate nel tempo, come si evidenza nei documenti parrocchiali di Pilla Camillo classe 1818.

Arma o blasone dei Pilla

A testimonianza della grande importanza di questa famiglia, ancora oggi all’interno della chiesa di San Protaso, frazione di Fiorenzuola d’Arda (PC), nella parte destra adiacente alla navata centrale, in una piccola cappella addobbata in stile settecentesco, conservata scrupolosamente, come se il tempo si fosse fermato, possiamo ammirare lo stemma di famiglia, riprodotto in stucco dei “Conti Pilla”, sostenuto da San Mauro Abate, al quale venne anche dedicata una delle chiese più importanti di Pavia. Chiesa di San Protaso costruita dalla stessa famiglia Pilla.

Stemma conti Pilla

Stemma che troviamo riportato nell’importantissimo manoscritto “Le antiche famiglie di Piacenza e i loro stemmi”, conservato scrupolosamente nell’archivio storico di Piacenza, nella sezione stemmario titoli comitali tavola XV. I Pilla, vennero insigniti dal Duca di Piacenza Ranuccio Farnese II, con lettera patente del 1674con il titolo di “Nobili di Piacenza”, e successivamente con la concessione comitale al conte Vittorio Pilla nel 1669. Nel feudo di San Protaso troviamo ancora oggi i resti di quello che furono i possedimenti della famiglia Pilla, in particolare il castello Torrione, costruzione risalente al 1300, in possesso dei Pilla dal 1669 al 1700.

Blasone o arma dei conti Pilla scolpito in stucco, situato nella chiesa di San Protaso (PC)

Pilla e legami parentali

Esponenti dei Pilla, grazie alla loro forza e al loro potere trovarono legami matrimoniali importanti, unendosi altre sì con due famiglie importantissime di quel tempo, gli Alberti, e i Nicelli. Degli Alberti troviamo ancora oggi un piccolo borgo nelle montagne dell’oltre Po’ pavese, al confine con Piacenza, un luogo dove il tempo pare si sia fermato, ”CASA PILLA”, frazione di Romagnese (PV), dove gli abitanti storici del borgo sulle loro carte di identità portano l’antico e importante cognome “ALBERTI”.

Letteratura

In questa nobile antica famiglia troviamo riferimenti storici inerenti a “Donna Giovanna di Crollalanza” prozia del famoso scrittore Araldo di Crollalanza, fautore del dizionario araldico “IL Crollalanza”.

Don Pilla Giovanni di Vittorio. Protaso 1743

Particolare attenzione và proprio a costui, il quale viene menzionato nei registri parrocchiali di Gerrechiozzo, feudo sul quale governava la potente famiglia Beccaria, infatti questa famiglia, aveva possedimenti sia a Pavia che a Piacenza, sicuramente i grandi nobili Beccaria decisero di assegnare una porzione di questi terreni ad una famiglia di loro conoscenza e di massima fiducia, ecco perchè troviamo Pilla Giovanni Vittorio di Protaso, menzionato in questi scritti. Pilla Vittorio discendente della famiglia dei conti Pilla di Protaso, si stabilì nel territorio di Cava, assieme ai suoi genitori.

Molti rami collaterali di questa famiglia, come ad esempio i conti Pilla Nicelli, si estinsero, ma verosimilmente possiamo affermare che un ramo collaterale giunge a noi tramite Pilla Giovanni Vittorio 1743 nella bassa pavese, nel comune di Cava Manara, un tempo Gerrechiozzo.

Fonti storiche

Archivio parrocchiale di Gerrechiozzo Cava Manara (PV)

Archivio parrocchiale di San Protaso Fiorenzuola d’Arda (PC)

Archivio storico di Piacenza palazzo Farnese

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DEL SECCO d’ARAGONA

DANIELA DEL SECCO D’ARAGONA

Questa illustre e antica casata si affermò positivamente durante i lunghi e gloriosi secoli della sua storia, per l’opera infaticabile ed assidua dei suoi figli minori che sempre si adoperarono per rendere il loro glorioso cognome meritevole degli onori e della stima dei concittadini e della patria. Secondo l’Autorevole V.Cappellari la famiglia Secchi discende dal sangue dei Goti, cioè da quel Rachimiro soprannominato il Secco, il quale per il suo grande valore fu creato Patrizio romano dall’Imperatore Severo e insignito della carica di Vicario dell’Impero in Italia. Va ricordato che nelle antiche trascrizioni latine i cognomi venivano declinati nel numero, ossia, a seconda che si scrivesse di uno o più componenti la stessa casata “gens” Secco era il singolo maschio appartenente alla famiglia, Secchi erano tutti i maschi appartenenti alla stessa e per Secca si poteva intendere una femmina o l’intera casata; precisiamo altresì che le particelle antecedenti il cognome “dei”, “della”, “dei”, “del”, (usate indifferentemente a seconda della moda del tempo), hanno carattere patronimico o toponimico e cioè vogliono dire: “figlio di”, “proveniente da”, ecc. e di conseguenza sono ininfluenti ai fini della ricerca storico araldica. Dal nipote Augustolo stabilitosi a Caravaggio, nel bergamasco, discese tutta la stirpe Secchi, quali i Secco di Caravaggio, quelli di Aragona, i Secco Borella dal nome del contado dell’ex Regno di Napoli e i Secco Suardo. Tra i nobili di Milano ebbero certamente un posto di rilievo, ma si distinsero in altre numerose città italiane. Giovanni visse ai tempi della prima Crociata e da suo figlio Giacomo nacquero Alberto, Vescovo di Utica e Cervato, feudatario valvassore. Si imparentarono con famiglie sovrane, quali i Gonzaga, i Visconti, i Doria, i Comneno di Costantinopoli, i Pietrasanta e i Trivulzio. Attraverso i secoli diedero alla patria venti giureconsulti (Soccino, 1560), dottori in lettere, tre Cavalieri di Malta e otto Cavalieri aurati (Giacomo 1483); cinque Podestà , Senatori (Marc’Antonio, 1513), Governatori, Prefetti, capitani di giustizia (Nicolò , 1548), Ambasciatori (Francesco, 1523), e inoltre quattro Protonotari (Bartolomeo 1470), e un generale dell’ordine dei Domenicani. I Secco furono iscritti al patriziato milanese e di cinque altre città, ebbero la nobiltà del Sacro Romano impero e l’investitura di dieci feudi ereditati. Fermo, fu caro ai Visconti che lo fecero castellano e governatore. Fu il capostipite dei Secco Comneno. Francesco fu creato Cavaliere nel 1452 e si distinse l’anno dopo riconquistando per Francesco Sforza, il territorio della Gera d’Adda, caduta in mano dei veneziani. Nel 1483 il duca di Calabria Alfonso d’Aragona per dimostrargli la sua alta considerazione lo aggrego’ alla sua famiglia concedendo a lui e ai suoi discendenti il diritto di portare il regale nome d’Aragona. A causa di una trama segreta da lui ordita per impossessarsi del potere, fu costretto a fuggire in Toscana, dove servi’ questa repubblica contro i senesi. La famiglia che e’ ascritta al Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, alzo’ l’Arme così descritta: inquartato: nel I partito: a) fasciato d’argento e di rosso 8 pezzi (Ungheria ); b) d’azzurro gigliato d’oro (Angiò); nei II partito: a) d’argento alla croce potenziata d’oro accantonata da 4 croci dello stesso ( Gerusalemme ); b) d’oro a 4 pali di rosso (Aragona); nel terzo d’argento a tre fasce di rosso; nel IV al cavaliere armato di tutte pezze, trottante al naturale col pennacchio di rosso con due scudetti d’oro al leon nero, tenente un pennoncino carico di un leone di nero, il cavallo coperto di qualdrappa d’oro a sei leoni illeopardidi, 2, 2, 2; sul tutto d’argento al leone rampante di rosso, coronato d’oro tenente una spada al naturale e attraversato da una banda d’azzurro caricata di tre rose d’argento (Secco).

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GAUCI

CASATO GAUCI

BLASONE PERSONALE DEL Dr. CHARLES GAUCI

Capo Araldo di Malta
Nel marzo 2019, l’Ufficio del Capo Araldo delle Armi di Malta è stato istituito
da Heritage Malta su raccomandazione del Primo Ministro e del Segretario di
Gabinetto presso l’Ufficio del Primo Ministro.
Il 25 giugno 2019, con avviso numero 729 nella Gazzetta del governo
maltese, il governo di Malta ha annunciato la nomina di un capo araldo
all’ufficio del capo araldo d’armi di Malta, con sede presso lo storico Forte
Sant’Elmo a La Valletta.
Il 21 gennaio 2022, i regolamenti di araldica e genealogia del 2021 sono stati
pubblicati dal governo di Malta in virtù di un avviso legale emesso a seguito
di un emendamento alla legge sul patrimonio culturale approvato
all’unanimità dal parlamento e che ha ricevuto l’assenso presidenziale il 20 luglio 2021
La carica di Chief Herald of Arms of Malta è attualmente ricoperta dal Dr. Charles
A. Gauci, che è stato originariamente nominato nel 2019 ed  riconfermato con
questa nomina il 31 gennaio 2022, dall’allora Ministro della Cultura, Dr. José
Herrera. È aiutato localmente da un certo numero di ufficiali d’armi, mentre all’estero, gli
interessi dell’Ufficio del Capo Araldo d’Armi di Malta sono rappresentati da
Special Officers of Arms Extraordinary. Lo Chevalier, professor Horatio Caesar
Roger Vella, consiglia il Dr. Gauci su questioni relative al latino e Paleografia.
Il Chief Herald of Arms of Malta ha il diritto, conferitogli dal parlamento maltese,
sia di concedere che di registrare armi. Può accettare petizioni per concessioni e
registrazioni da cittadini maltesi e stranieri.

GIORGI DI VISTARINO

CONTI GIORGI DI VISTARINO

                               Cenni di storia della famiglia Giorgi di Vistarino e dei suoi beni.

La documentazione conservata nell’archivio Giorgi di Vistarino è, come spesso avviene negli
archivi privati, di natura quasi esclusivamente patrimoniale. Gli atti più antichi non precedono il
secolo XV.
Ciò potrebbe sorprendere quando si consideri che membri della famiglia Giorgi sono attestati
dalle fonti già nel secolo XII, per non dire della eccezionale prerogativa, risalente a tempi
ancora più antichi e condivisa con i Confalonieri e con i Mezzabarba, di assistere il Vescovo di
Pavia nella cerimonia del suo insediamento.
In questa occasione, una delle più solenni della vita della città, ai Giorgi spettava il diritto di
accompagnare il Vescovo, dopo che egli aveva ricevuta la consacrazione a Roma e pernottato
presso S. Stefano in Campagna, da questa chiesa fino a quella di S. Maria Secreta. Come poi la
cavalcatura del Vescovo diveniva di proprietà dei Confalonieri, ai Giorgi spettavano tutto il
vasellame e gli utensili sia di sala sia di cucina, usati per apprestare il primo pasto del prelato.1
Le carte del nostro archivio nascono invece da un ben preciso e posteriore evento, gravido di
conseguenze per le fortune della famiglia, di cui si propone un sommario albero genealogico
per il periodo che va dal sec. XV al XX e per il ramo qui documentato. Si tratta del matrimonio
1 Mentre scrivo queste note, mi perviene la notizia che alcune carte dell’archivio, sembra testamenti, sarebbero state
portate sul finire dell’Ottocento nel castello di Rocca dei Giorgi.
tra Carlo Antonio Giorgi e Franceschina Beccaria, avvenuto nella seconda metà del
Quattrocento. Franceschina era figlia ed erede di Nicola Beccaria2
, del noto ramo dei Beccaria di
Messer Fiorello o del Vireto ( Verretto ). Possessi in Magherno, Vistarino, Roncaro, Copiano, i
castelli di Pietra e di Rocca, e molti altri beni dell’ingente patrimonio dei Giorgi di Vistarino
provengono appunto in larga misura da Fiorello Beccaria ( che ne aveva acquisiti alcuni anche
con il matrimonio con una Sannazzaro. ) Franceschina Beccaria lasciò ai figli e ai discendenti
legandoli in fedecommesso con testamento del 23 maggio 1506 ( A.S. Pavia, Archivio notarile
pavese, f. 849 ).
Da Nicola, uno dei quattro figli di Carlo Antonio e di Franceschina, discendono direttamente i
Giorgi di Vistarino oggi viventi.
Nel 1659 i fratelli Paolo e Francesco Giorgi acquistano il feudo e relativo titolo comitale di
Vistarino, il cui palazzo diventa il luogo abituale di residenza non pavese della famiglia,
preferito fino all’Ottocento anche alla Rocca.
La presenza nell’archivio di molti atti concernenti la famiglia Trotti di Castellazzo e i relativi
possessi è dovuta al matrimonio di Antonio Domenico Giorgi, figlio del citato Francesco, con
Anna Trotti.
Altre parentele rimarchevoli lasciano la loro traccia nell’archivio e nella storia della famiglia.
Ricordiamo ad esempio le nozze di Carlo Giorgi, pronipote di Antonio Domenico, con Angela
Bellisomi, che portano il bellissimo palazzo pavese Bellisomi, ora Vistarino, nell’ambito del
patrimonio familiare.
Pochissimo rimane, come si è osservato sopra, a documentare le biografie e gli incarichi spesso
assai rimarchevoli ricoperti da diversi Giorgi, soprattutto nella carriera militare. L’unica
consistente eccezione, collegata però con interessi solamente artistici, ci ha conservato un
cospicuo numero di fascicoli che gettano luce sulla conduzione fin dal 1790 del Teatro grande di
Pavia, di cui i Giorgi erano condomini. 3
Estremamente ricche ed omogenee sono invece le fonti concernenti le acquisizioni e la
gestione del notevole patrimonio immobiliare, ricoprenti un territorio assai diversificato.
Le più importanti riguardano possessioni nella Campagna Sottana pavese: Vistarino, Magherno,
Copiano, Buttirago, Calignano, Carpignano, Barona, Albuzzano, Cassina de’ Mensi, Vivente,
Gerenzago, Spirago, e il “ Tenimento grande di Villarzino “, oltre 3.000 pertiche di terre e acque
nell’area di Beccalzù, Mairano, Quartiago, Bascapè e Gugnano.
Non trascurabili anche le testimoniante sui beni in Pietra e Rocca de’ Giorgi, e soprattutto in
Montù Beccaria, della cui Comunità si son conservati preziosi registri di atti seicenteschi.
Agli atti sciolti si affianca una serie notevole di registri dal secolo XVII al XX non solo relativi alle
esazioni dei canoni livellari, ma anche, nell’Ottocento, alla amministrazione della cassa
familiare.
2 E non di Castellino, come congettura il Robolini nella sua pregevole nota I. 10 del vol. V, p.l. delle Notizie
appartenenti alla storia della sua patria, Pavia, 1834, p. 164.
3 Cartelle 11 e 12.
Proprio da questi ultimi registri abbiamo dati precisi sulla consistenza del bilancio annuale della
famiglia, che alla fine del 1883, per citare un dato indicativo, ammontava a lire totali 273.991 in
entrata e 267.333 in uscita.
III. Criteri del lavoro di riordinamento e inventariazione.
L’archivio è pervenuto in grave stato di disordine e privo di inventario.
Molti documenti relativi ai possessi fondiari recavano tuttavia copertine con brevi regesti
risalenti a tempi diversi.
Dalla presenza di taluni contenitori ottocenteschi con etichette coeve rapportabili a serie di
documenti patrimoniali collocati in copertine con regesti numerati, si è potuto identificare
almeno l’epoca e l’autore dell’unico tentativo di riordinamento di parte dell’archivio: Giovanni
Podio, amministratore dell’azienda Vistarino al tempo del conte Augusto Giorgi, nel secolo
scorso. Nel contesto del lavoro si è creduto opportuno conservare queste tracce, segnalandole.
Si è pure tenuto conto delle poche intestazioni superstiti delle cartelle antiche per cercare di
restituire all’archivio la sua struttura originaria, coerente con i pochi elementi di tal tipo esterni
o interni.
Da ciò deriva ad esempio l’ordine di successione della documentazione afferente ai possessi e
anche quello, cronologico, dei registri.
Non si è proceduto ad alcuno scarto, trattandosi di un complesso di fonti già assai impoverito
dalle vicende passate.
La descrizione dei documenti, pur limitata al minimo richiesto da un inventario sommario, è a
livello di fascicolo, con eccezioni nei casi ripetitivi per contenuto giuridico ( ad esempio per le
investiture livellarie ), o nei casi di maggior rilevanza.
Nei primi si danno comunque sempre, oltre al numero della cartella, quello dei fascicoli ( in
genere costituiti da un unico documento ) e gli estremi cronologici. Nei secondi la data topica e
cronologica in anno, mese, giorno ).
Inoltre si è creduto utile evidenziare la presenta di pergamene, di allegati, di sigilli, di mappe o
altri documenti iconografici.
A riordinamento ultimato, la consistenza dell’archivio risulta essere di cartelle 85 per gli anni
1404 – 1964 e di registri 44 per gli anni 1686 – 1917, con un totale di 128 unità archivistiche.

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LUCULLO

                                                                                                                        ETIMOLOGIA

SIGNIFICATO Abbondante, raffinato, succulento

ETIMOLOGIA dal nome del generale romano Lucio Licinio Lucullo, vissuto fra il 117 e il 56 a.C.

PAROLA DELLE ORIGINI
Pur essendo lui un capace generale, non sono state le glorie militari a consacrare il nome di Lucullo alla storia: lo furono invece i suoi banchetti.

Fu persona attentissima all’ospitalità, oltre che ai riti del convivio, e di cultura vasta, e di raffinatezza squisita – e si dice che a lui si debba l’introduzione del ciliegio nelle nostre terre, e delle albicocche, dall’Oriente.

Il suo desco imbandito divenne un simbolo di cura e di eleganza ancor prima che di sfarzo e di opulenza, segno di un’abbondanza che non fosse grassa e molle, ma appagante e accogliente – il Lucullo dei grandi banchetti restò pur sempre un militare asciutto e atletico. Ciò che è luculliano, quindi, – un pranzo, un simposio, un buffet – oggi rimane la cifra di una larghezza prospera e avveduta, che ben sa considerare l’ospite e il valore delle maniere (anche in solitudine), e saggiamente dispone fasti sontuosi atti ad onorare e a mettere a proprio agio, senza ostentazione né spreco.

ROLLO

CASATO ROLLO

Etimologia

Derivare da una variante etnica dei toponimi Rolo (Reggio Emilia), Rolla (Como) o Ròllo (Avellino).   Un’ulteriore ipotesi potrebbe derivare dal nome medievale Rollo forma contratta dell’originale Rudolf (“lupo glorioso”) o dal personale germanico Roland (“che ha fama, gloria nella sua terra”.)                                                                        Il cognome Rollo pur avendo ceppi nel ragusano, lo si trova nel napoletano ed a Roma, è soprattutto pugliese e della penisola salentina in particolare.

Stemma Baronile famiglia Rollo

Storia

Rollo de Noorman (circa. 846 – 933), successivamente battezzato come Robert, era uno Signore della guerra vichingo. Forse dovrebbe essere identificato con Hrolf Ganger (Vecchio norvegese per Hrolf de Wandelaar). Sarebbe stato così chiamato perché era un uomo alto e pesante e non era un cavallo abbastanza forte all’epoca per trasportarlo e così doveva sempre camminare. In ogni caso, Rollo è una versione latina o francese del nome Hrolf. Si dice che Rollo sia figlio di Rognvald Eysteinsson e Ragnhilda. Dopo la morte di suo padre, dovette fuggire Norvegia. È il primo della famiglia sul Isole Orcadi tirato, e poi alla famiglia sul Ebridi. Durante questo periodo è con uno sconosciuto celtico moglie sposata. Alla fine si è stabilito danese Inghilterra (Danelaw). Da lì ha guidato un tour di saccheggio congiunto dano-norvegese-inglese Frisia maggiore e lungo il corso inferiore del Reno. Nell’885 fu uno dei leader dei Vichinghi durante il assedio di Parigi. Dopo che l’assedio fu revocato, guidò un giro di saccheggi Borgogna. Nell’896 uccise il conte Berengario di Bayeux (Margravio di Neustria), che aveva respinto i precedenti attacchi vichinghi, e prese in moglie sua figlia Poppa.

Conte di Normandia

Nel 911 Rollo fu sconfitto durante un altro raid a Chartres. re Carlo il Semplice decise comunque di fare affari con Rollo e lo cedette con il Trattato del Saint-Clair-sur-Epte l’area intorno al Senna-bocca in feudo, con Rouen come la capitale. Rollo si assunse così l’obbligo di difendere il fiume (e quindi la città di Parigi) dagli altri vichinghi. Rollo fu battezzato, divorziò da Poppa e sposò Gisela, una figlia di Karel. La tradizione vuole che ci fosse un grosso problema di protocollo: per diventare un feudatario Rollo doveva inginocchiarsi davanti al re e baciargli il piede, ma si rifiutò di farlo. Come compromesso, uno dei suoi subordinati lo avrebbe fatto, ma non voleva nemmeno inginocchiarsi, ma si chinò, prese il piede del re e lo sollevò in modo che il re perdesse l’equilibrio e cadesse all’indietro. Rollo sposò nuovamente Poppa nel 919 dopo la morte di Gisela. Rollo ha mantenuto l’accordo per difendere la Senna dagli altri vichinghi. Ma ha continuato a fare la guerra lui stesso e fare incursioni per tutto il resto West Francia. Ha esteso il suo potere al fiume Vire ma col tempo portò la pace nella sua contea. Ciò ha permesso ai monasteri di Rouen di tornare ai loro monasteri, con le loro reliquie e oggetti di valore. Nel 923 Rollo intraprese un’altra incursione, insieme ai Vichinghi che aderirono al Loire aveva stabilito. re Rudolf, Herbert II di Vermandois e Hugo il Grande, ha cercato di sottometterlo, ma sono stati sconfitti da Rollo nel 924. Rudolf era stato costretto anche al vicino Rollo Bayeux e Caen prestare. Con quello ottenuto Normandia più o meno la sua forma attuale. Nel 925 Rollo fece un viaggio di conquista e saccheggio a Fiandre, Amiens e Noyon. Re Rodolfo e Arberto di Vermandois invasero quindi la Normandia, ma furono fermati da Rollo. Fu quindi affrontato da una rivolta nella regione intorno a Bayeux e da un contrattacco Arnolfo I delle Fiandre. Chi ha vinto Unione Europea e bruciò il forte con tutti quelli che vi erano dentro. Attraverso la mediazione di Ugo il Grande, fu fatta una pace per cui Rollo rinunciò a tutte le sue conquiste fiamminghe. Rollo era stato battezzato, ma rimase fedele alla sua vecchia fede per tutta la vita e vi allevò i suoi figli. La tradizione vuole che prima della sua morte fece uccidere 100 prigionieri cristiani in onore degli dei nordici e ne divise 100 libbre oro su un certo numero di chiese, apparentemente per garantire il doppio di una buona vita nell’aldilà. Rollo è sepolto nel Cattedrale di Rouen.

Matrimoni e figli

Rollo è stato sposato tre volte, dal suo primo matrimonio con una sconosciuta donna celtica ha ottenuto, Kadline e Niederga. Sposato intorno all’886 Poppa (870 circa – dopo il 919), con la figlia di Berengario di Bayeux, Rollo divorziò da lei nel 912 ma si risposarono nel 919, ed ebbero i seguenti figli;

William I di Normandia, succeduto a suo padre come conte di Normandia. Il suo discendente Guglielmo il Conquistatore conquistato in 1066 Inghilterra.

Gerloc (917 – dopo il 969), chiamata Adela dopo il suo battesimo, si sposò nel 935 Guglielmo III d’Aquitania.

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AGRICOLA

Casato Agricola

Casata nobile di Udine agregata al consiglio nobiliare della stessa città nel 1670, famiglia riconfermata con il titolo di Nobili dall’ Imperatore d’Austria nel 1820

Arma:Partito di due, al primo di verde al secondo d’argento al leone d’oro, nel terzo d’oro.

Attuale discendente Giovanni Nicolò al quale venne concesso il titolo di conte nel 1926 con trasmissibilità solo al primogenito.

Fonti bibliografiche: Spreti, Crollalanza.