Quantoso

NICOLETTA QUANTOSO

Nata a Torino il 2/2/1977 residente a Pavia si diploma in età matura in ONICOTECNICA.
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Contatti: 0039-351-65-30841
Mail: quantosonicoletta@gmail.com
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NICOLETTA QUANTOSO

Nata a Torino il 2/2/1977 residente a Pavia si diploma in età matura in ONICOTECNICA.
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BONACCORSI RAVELLI

Scudo: sannitico
Arma: d’oro, alla croce d’azzurro, accompagnata nel cantone sinistro del capo da una corona da principe elettore e nel cantone destro della punta da una lettera R d’azzurro.
Corona: da conte
Decorazioni cavalleresche: il collare dell’Ordine di San Michele intorno allo scudo, a destra la decorazione dell’Ordine di Firedog, l’Ordine della Corona Eracliana, a sinistra la decorazione dell’Ordine di Santo Stefano Papa e Martire e dei Templari.
Tenenti: un arcangelo Michele a sinistra ed un arcangelo Gabriele a destra reggenti lo scudo
Mantello: di rosso cremisi, orlato e e frangiato d’oro, foderato d’ermellino, raccolto da una corona da principe elettore
Motto: Lux veritas domines
Hanno diritto allo stemma i discendenti legittimi e naturali dell’intestatario, il fratello ed il compagno/a.

Scudo: Sannitico
Arma: spaccato di 1 e partito di 3: nel 1° d’argento, al cerbero di nero;
nel 2° di verde, al castello con tre torri al naturale, aperto e finestrato del campo, posto su due rocce al naturale;
nel 3° d’argento, all’aquila di nero;
nel 4° d’azzurro all’isola al naturale in mezzo ad un mare dello stesso;
nel 5° d’oro, alla fascia ondata d’azzurro, accompagnata da tre rose di rosso, bottonate d’argento e fogliate di verde,
1 in capo, due in punta; nel 6° di rosso, al corvo di nero;
nel 7° di sanguigno, alla montagna di tre cime di verde;
nel 4° d’oro, al leone di nero;
nell’8° d’oro, al leone di nero.
Sul tutto uno scudetto di nero, caricato da due pastorali al naturale in decusse.
Sul tutto del tutto d’oro alla croce d’azzurro, accantonata da un dragone cinese in banda,
da una corona bizantina,
dal piumaggio della corona Pahlavi di Persia e
da una palma Saud

Nato nel 1970 a Bergamo, Radames Bonaccorsi Ravelli si diploma presso l’Istituto Paleocapa in chimica alimentare. Per alcuni hanno ha prestato servizio al “Chewing Gum Bar” di Stezzano, fino al giorno della grande svolta, di fatti a 28 anni emigra a Londra, città nella quale dopo una serie di occupazioni ancora nel settore della ristorazione, ottiene un dottorato laureandosi come psicoterapeuta. Alterna la nuova attività con quella di responsabile di cassa alla Delicatessen Italian Glutton. Ulteriori studi lo portano poi, a specializzarsi in psicoterapia del linguaggio per malati terminali. Tuttora lavora nell’ambito del National Health Service (Sistema Sanitario Pubblico) di Londra, come assistente sociale, consulente psicoterapeuta e terapista per pazienti che hanno problemi mentali o malattie terminali. Attualmente rappresentante sindacale della Unison (the public service union), il più grande sindacato del Regno Unito.
https://it.wikipedia.org/wiki/Bonaccorsi
Una Discendenza Nobile e una Visione Universale
Sua Altezza Serenissima il Principe di San Michele incarna una sintesi vivente tra Oriente e Occidente, antico e moderno, in un intreccio di lignaggi regali e imperiali che attraversano secoli di storia e culture. Custode di un patrimonio di saggezza e tradizione, il Principe rappresenta un faro di dialogo e comprensione tra le civiltà.
Le Origini della Famiglia
Le radici della famiglia del Principe affondano nell’antichità più remota, fino all’Antico Egitto, con un legame diretto alla gloriosa dinastia dei faraoni. Egli è un discendente di Ramses II, uno dei più grandi sovrani dell’Egitto, celebrato per le sue imprese militari, la costruzione di monumenti senza tempo e la firma del primo trattato di pace della storia. Questo patrimonio faraonico non è solo una testimonianza di potere, ma un simbolo di leadership illuminata e visione strategica.
Parentele Imperiali
L’influenza della famiglia si è estesa ben oltre i confini dell’Egitto antico, attraverso alleanze e matrimoni dinastici che hanno costruito ponti tra culture diverse e rafforzato la sua presenza nel panorama globale. Tra i legami più illustri si annoverano:
Cina:
La famiglia è legata alla dinastia Qing, grazie al legame con l’Imperatore Nurhaci. Questa connessione riflette un’epoca di grande prosperità e di scambio culturale tra Oriente e Medio Oriente.
Giappone:
Tramite l’Imperatore Seiwa e l’Imperatore Higashiyama, la famiglia si collega alla dinastia imperiale giapponese, tra le più antiche e rispettate al mondo, simbolo di stabilità e continuità culturale nella regione del Pacifico.
Persia:
La discendenza dalla dinastia Qajar, rappresentata da Fath Ali Shah, testimonia l’eredità culturale e spirituale della Persia, un tempo cuore della civiltà islamica.
Penisola Arabica:
Attraverso la Casa Saudita e Muhammad bin Saud, il lignaggio del Principe si intreccia con l’antica nobiltà della penisola araba, sottolineando una comune eredità storica e spirituale.
Famiglie Reali Europee:
Vincoli di sangue uniscono la famiglia del Principe alle grandi case regnanti europee, tra cui gli Asburgo, i Borbone, i Savoia, i Windsor e i Romanov. Questi legami, frutto di secoli di matrimoni dinastici, hanno rafforzato alleanze politiche e culturali in tutto il continente.
Discendenza dal Profeta Muhammad
Uno degli aspetti più venerati del lignaggio della famiglia è la discendenza diretta da Fatimah al-Zahra, figlia del Profeta Muhammad, e dal suo sposo, l’Imam Ali. Attraverso le linee Hasanidi e Husaynidi, la famiglia è custode di un’eredità spirituale e morale profondamente radicata nel mondo islamico, un simbolo di guida e di impegno per la giustizia e la pace.
Il Principato di San Michele
Il titolo di “Principe di San Michele” rappresenta la sintesi di un’antica eredità e di una visione moderna. Esso unisce tradizioni cristiane e islamiche, divenendo un simbolo universale di pace e dialogo tra civiltà. Sua Altezza Serenissima è un ambasciatore culturale, spirituale e diplomatico, impegnato nella promozione dei valori universali che accomunano le grandi tradizioni religiose e culturali del mondo.
Con una missione che trascende i confini geografici e temporali, il Principe di San Michele è un custode del passato e un visionario del futuro, portando avanti l’ideale di un mondo unito nella diversità.
La storia della famiglia Bonaccorsi Antica famiglia toscana risalente almeno al V secolo nel nord Italia e sopravvissuta fino ai giorni nostri. I Buonacorsi (anche Buonaccorsi, Bonacorsi o Bonaccorsi) sono parenti e discendono dal marchesato di Casa di Canossa, discendenti diretti del re Teodorico III. (Alcuni “ricercatori” credono che ciò identificherebbe la famiglia come discendente dalla Casa Reale di David, a volte indicata come Desposyni o Rex Deus – nota: tale affermazione è molto controversa e non ci sono prove provate a sostegno che sostengono) Il nome Buonacorsi deriva da buona = buono, e corso = corso, sentiero o ruscello. Il titolo di marchese (marchese in italiano) si applica al nobile che controlla una marcia, un corso o un percorso militarmente importante. Una nota interessante è che Michelangelo Buonarroti (buona = buono, rotta = percorso o rotta) anch’essi sono parenti del marchesato di Canossa. Il nome della famiglia Buonacorsi è da ricondurre a Buonacorso Marcantonio 480 d.c. Da circa 700 anni la Famiglia Bonaccorsi rimane lontana dai riflettori principali. Si hanno solo poche informazioni dal documento di matrimonio. Si sposarono a potenti famiglie, i Rurik, i Bizanzio, i Nel 1400 il Principe Bonaccorsi fu eletto Ambasciatore alla Corte dell’Imperatore del Sacro Romano Impero Ruperto, Duca di Baviera. Mentre era in quella posizione, salvò la vita dell’Imperatore sventando un complotto avvelenato istigato dal Duca di Milano. Nel 1401 il Buonaccorso continuò a compiere con successo una missione pericolosa per l’Imperatore, dopo di che Ruperto proclamò “Ti darò un emblema dal mio stesso stemma: il leone d’oro che potresti includere tra i tuoi stemmi. E io nobilito tu, i tuoi fratelli e la tua discendenza». Il Buonaccorso ne fu tanto commosso che procedette a comporre il seguente sonetto: “Questo anno in corso di quattordici uno, Re Ruperto, nella sua città di Trento, Decretato che il mio scudo potrebbe d’ora in poi presente Un suo stemma: Il leone d’oro rampante e, su di esso, Causato per essere scritto in un documento I nomi dei miei fratelli e il mio con il suo assenso Così ognuno di noi potrebbe portare il leone su Il suo campo ondulato. Da lì viene il nostro privilegio, Con durevoli brevetti di nobiltà, Portare coraggiosamente questo simbolo sulle nostre braccia Ovunque siano tali emblemi araldici Borne: qui o in altri regni,
E per tenere la terra dai re in pagamento. Quindi, figli e fratelli, coltivate nobilmente Virtù come si addice alla nostra nuova proprietà.” Questo racconto, tratto dal diario personale di Pitti, corrisponde molto bene al seguente diploma di nobiltà rinvenuto negli archivi di Venezia (da Heraldisch Genalogische Zeitsschrift, Jan, 1871) [1]: Lettera di Familiaritas di Bonacorsi e dei suoi fratelli, e che possono portare uno stemma. Ruperto, per grazia di Dio Re dei Romani, sempre Augusto, ai nobili, gli stimati Pietro, Francesco, Bartolomeo ed Elia Bonacorsi, fratelli della stessa famiglia Bonacorsi e stimati figli del defunto Nerone, da me fedelmente amati e del Sacro Impero: Sia il favore reale e ogni bene. Benché giustamente esista una munificenza regale e liberale verso tutti i fedeli del Sacro Impero, a causa di una certa clemenza generale che gli è propria, tuttavia, dovrebbe estendere più riccamente i doni della sua generosità a coloro che la reputazione dimostra più solennemente che essi hanno lavorato con più fervente zelo per gli onori speciali del Sacro Impero. Quindi, perché riguardo alla costanza della lealtà e agli utili servizi di sincera fedeltà, che tu, Bonacorsi, hai fedelmente dimostrato a noi e al Santo Impero, tu e i tuoi fratelli sopra iscritti dovevi mostrarci qualcos’altro. Pertanto, ammettiamo gentilmente te e chiunque della tua famiglia nella nostra amicizia e ti aggiungiamo alla comunità dei nostri amici, con fermo riconoscimento, riconoscendo che godi e ti rallegri di tutti i privilegi, prerogative, favori e libertà individuali ovunque desideri , che gli altri nostri amici godono come desiderano, per sempre, in tutte le cose, e che in tutti i tuoi affari individuali e in quelli che ti spettano, implori la corona reale con piena fede. Inoltre concediamo questo speciale favore della nostra regale munificenza di maestà di cui sopra per autorità regia per il momento, sia a te che a chiunque della tua famiglia, e a quelli legittimamente discendenti da te, che tu e chiunque della tua famiglia dovreste liberamente portare e indossare per l’esecuzione di ostentazione militare in guerre, tornei e quant’altro ovunque atti militari, uno stemma raffigurato rispetto alla sua circonferenza e colori di conseguenza nell’opera del pittore, con figure speciali nelle sue immagini, con qualsiasi impedimento completamente rimosso, con le braccia di tutti gli altri sempre conservate. La forma e la figura di questo stemma contiene onde alternate bianche e nere e attraverso la lunghezza dello scudo un leone rampante d’oro con una corona rossa e artigli rossi come è raffigurato nella sua stessa forma nella foto qui sotto.
Testimoni di questo documento sono il Venerabile Federico, Arcivescovo di Colonia, Arcicancelliere del Sacro Romano Impero in tutta Italia, Rabano, Vescovo di Spirensis, Corrado de Soltano, Vescovo di Verden, i nobili Emicho, Conte di Lynnigen, Maestro della Curia reale, Guther, conte di Scwarzburg, Friederich, figlio maggiore di Morse e conte di Sarwerde, l’onorevole Enrico, superiore della chiesa di San Severino, Colomanus Albert Goletus e Colbo de Buchart, soldati, Nicloaus Buman, protonotario della Royal Curia , Johann de Stamenstorff et Johann de Empache, Canonici della Chiesa di Trento, Bertholdus de Novadomo, Rabanus de Helmstat e Dieter Betendorffer, a testimonianza di questa lettera con l’aggiunta del Sigillo di Nostra Maestà Reale. Dato a Trento, giorno quindicesimo del millesimo quattrocentesimo anno di Nostro Signore, durante il primo anno del nostro regno. Per ordine del Signore Re, Johann Winheim Il figlio di Buonaccorso, Luca di Buonacorso, costruì il Palazzo Pitti, a Firenze. Il fratello del Buonaccorso, Bartolomeo, fu gonfaloniere di Pistoia nel 1417. Giovanni, figlio di Bartolomeo, ricoprì lo stesso incarico nel 1446. La famiglia Buonacorsi (e tutti gli eredi generali) ricevette in seguito il titolo di Conte Palatino, per diploma di Papa Leone X 25 dic 1514. , prima investitura nell’Ordine di Santo Stefano 1689, Patrizi di Pistoia 14 aprile 1755. Un Buonacorsi del XVI secolo fu cancelliere del duca Guglielmo IV di Baviera (1493-1550). La sua progenie andò al servizio dei sovrani italiani e tornò al cognome originario di Bonacorsi in Italia. Divennero patrizi della città di Pistoia (situata in provincia di Florenz-Lucca), dopo di che aggiunsero Pistoia al titolo. Stato attuale: Il genealogista Hansbuch des in Bayern immatrikulierten Adels come estinto, essendo stato spazzato via dal regime nazista. Questo ramo bavarese della famiglia è estinto, i discendenti sono la figlia di Simone Bonaccorsi Caterina Bonacorsi, che sposò il Principe Elia Isidoro Duca d’Idro. L’ultimo membro della Famiglia Bonacorsi vive ancora a Bergamo, tuttavia, come risulta dal diploma originale di cui sopra, tutti i discendenti hanno diritto al titolo originale di Buonacorsi. Dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia abolì i titoli nobiliari poiché il titolo di Conte Palatino era papale, e poiché i titoli papali non furono mai aboliti. A Bergamo vive ancora il rappresentante ufficiale della Famiglia Bonaccorsi, Sua Altezza dà alla luce due figli SAS il Principe Radames, il rappresentante della famiglia paterna Preposopulos-Bonacorsi-Ravelli, SAS il Principe Radames è il rappresentante ufficiale di entrambe le famiglie Bonaccorsi e Ravelli-Preposopulos .
Ai discendenti della famiglia Bonaccorsi è stato dato formale riconoscimento di appartenere alla famiglia Merovingia, alla famiglia Rurick, alla famiglia Qing, alla famiglia Bin Saud, alla famiglia Qajar, discendenti della famiglia reale di Ramses II e della famiglia imperiale del Giappone.
Tutti stati provati con documento dall’attuale capo della famiglia e dal suo titolo nobiliare sono ; Sua Altezza Serenissima Principe di San Michele, Principe di San Stefano di Romanov Principe di Reus, Principe Elettore del Sacto Romano impeto ,Principe di Bensberg, Principe di Rosenstani, Principe Principe di Frombork, Principe di Plze, Principe di Haung Principe di Waldeck, Principe di Esztergom, Duca di Idro,
Conte di San Pietro,Conte di Cracovia, Conte di Eyczing, Conte di Comacchio, Conte di Moraschini, Conte di Costantinopoli, Conte di Giris, Conte di Krasnodar, Barone di Montagny , Barone di Milly, Barone di Champagny, Barone di Sourzy, Barone di Maevel, Barone di Cicciano, Barone di Schönbrunn, Barone di Waterford, Nobile di Bergamo, Patrizium di Roma, Patrizium di Bologna.
Famiglia bergamasca era De Preposulo. Esso è rimasto fino ad oggi nello stemma espresso da due sigle, ed anche nell’uso, specialmente in lingua latina, fino al secolo XVIII. Il cognome oggi usato, proviene probabilmente, da Ottopasso De Preposulo (1190), oppure da Pietro, detto Pazzo (1148). Un prezioso codice, donato alla Bibilioteca Civica di Bergamo dal compianto conte Cesare Camozzi Vertova e intitolato: Inventario delle insegne ovvero arme di Bergamo, contiene in fine una raccolta di registri e di documenti autenticati, formata allo scopo di dimostrare l’antichità e la nobiltà della famiglia, e la falsità della leggenda che poneva l’origine di essa in un mandriano disceso in Bergamo nel secolo XIV da una giogaia dei monti di Premolo chiamata Pas ossia Passo (valico), e perciò denominato Del Pas. In documenti dell’Archivio Capitolare, di quello Vescovile e di quello di Astino, son ricordati nell’anno 996 Pietro, …
Contatti : racwc@ymail.com
Famiglia nobile palermitana
Titolo: baroni
Famiglia nobile Lucchese
Titolo: baroni
Famiglia nobile di firenze
Titolo: nobili

SCUDO: Accartocciato sagomato
ARMA : Semipartito spaccato, nel primo d’oro all’aquila nera in volo spiegato coronata dello stesso, nel secondo d’azzurro a tre gigli d’oro mal ordinati, nel terzo di rosso alla pilla al naturale piena d’acqua o chiusa.
ELMO: Frontale da marchese, concesso dai cugoni Nicelli, i quali concedettero inoltre l’utilizzo dei gigli.
Titolo di conti di San Protaso
STORIA DEL CASATO
La “pilla” nell’antichità era un contenitore in terracotta o in cemento, usato per lo più per contenere l’acqua. Troviamo la ”pilla” anche nel mondo ecclesiastico, infatti essa veniva utilizzata per trasportare l’acqua santa.

La pilla in terracotta, veniva utilizzata per il trasporto dell’acqua
La famiglia prende il nome dalla pilla, appartenenti ad una comunità oriunda già presente nel XVII secolo, con radici ben radicate in quella che ora possiamo definire la provincia pavese. Commercianti affermati comperarono innumerevoli terreni agricoli per coltivare le primizie e successivamente commerciarle, in primis nei paesi limitrofi, per passare a territori più lontani man mano cresceva la loro ricchezza. Un’ altro esempio di attività svolta da questa famiglia, era la costruzione di mattoni per l’edilizia del ‘epoca, e della famosa “pilla”, creata inizialmente con la terra cotta, per passare successivamente alle primordiali malte cementizie dell’epoca. Questo uno dei motivi per i quali troviamo radicata questa antica famiglia in zone adiacenti ai fiumi, per esempio nella bassa padana vicino al fiume Po’, dove la tipologia di terreno, per lo più argilloso, si adattava meglio alla realizzazione di questi manufatti. Pur in continua espansione, questa famiglia, si avvalse di punti strategici nel territorio lombardo piacentino, luoghi come detto prima adatti per la coltivazione e per la reperibilità dell’argilla necessaria per la costruzione della “pilla”. Le fonti storiche ci hanno permesso di evidenziare due zone in particolare dove operavano, i feudi di Gerrechiozzo, e San Protaso. Gerrechiozzo, è l’attuale Frazione Rotto di Cava Manara, in provincia di Pavia, luogo limitrofo al fiume Po,’ dove ancora noi possiamo trovare le primordiali cascine e terreni di questa antica famiglia, i quali sono ancora oggi di proprietà dei Pilla, immobili e terreni acquistati grazie al commercio delle primizie e alla costruzione della “pilla”, attività procrastinate nel tempo, come si evidenza nei documenti parrocchiali di Pilla Camillo classe 1818.
A testimonianza della grande importanza di questa famiglia, ancora oggi all’interno della chiesa di San Protaso, frazione di Fiorenzuola d’Arda (PC), nella parte destra adiacente alla navata centrale, in una piccola cappella addobbata in stile settecentesco, conservata scrupolosamente, come se il tempo si fosse fermato, possiamo ammirare lo stemma di famiglia, riprodotto in stucco dei “Conti Pilla”, sostenuto da San Mauro Abate, al quale venne anche dedicata una delle chiese più importanti di Pavia. Chiesa di San Protaso costruita dalla stessa famiglia Pilla.


Stemma conti Pilla
Stemma che troviamo riportato nell’importantissimo manoscritto “Le antiche famiglie di Piacenza e i loro stemmi”, conservato scrupolosamente nell’archivio storico di Piacenza, nella sezione stemmario titoli comitali tavola XV. I Pilla, vennero insigniti dal Duca di Piacenza Ranuccio Farnese II, con lettera patente del 1674con il titolo di “Nobili di Piacenza”, e successivamente con la concessione comitale al conte Vittorio Pilla nel 1669. Nel feudo di San Protaso troviamo ancora oggi i resti di quello che furono i possedimenti della famiglia Pilla, in particolare il castello Torrione, costruzione risalente al 1300, in possesso dei Pilla dal 1669 al 1700.

Blasone o arma dei conti Pilla scolpito in stucco, situato nella chiesa di San Protaso (PC)
Esponenti dei Pilla, grazie alla loro forza e al loro potere trovarono legami matrimoniali importanti, unendosi altre sì con due famiglie importantissime di quel tempo, gli Alberti, e i Nicelli. Degli Alberti troviamo ancora oggi un piccolo borgo nelle montagne dell’oltre Po’ pavese, al confine con Piacenza, un luogo dove il tempo pare si sia fermato, ”CASA PILLA”, frazione di Romagnese (PV), dove gli abitanti storici del borgo sulle loro carte di identità portano l’antico e importante cognome “ALBERTI”.
In questa nobile antica famiglia troviamo riferimenti storici inerenti a “Donna Giovanna di Crollalanza” prozia del famoso scrittore Araldo di Crollalanza, fautore del dizionario araldico “IL Crollalanza”.
Particolare attenzione và proprio a costui, il quale viene menzionato nei registri parrocchiali di Gerrechiozzo, feudo sul quale governava la potente famiglia Beccaria, infatti questa famiglia, aveva possedimenti sia a Pavia che a Piacenza, sicuramente i grandi nobili Beccaria decisero di assegnare una porzione di questi terreni ad una famiglia di loro conoscenza e di massima fiducia, ecco perchè troviamo Pilla Giovanni Vittorio di Protaso, menzionato in questi scritti. Pilla Vittorio discendente della famiglia dei conti Pilla di Protaso, si stabili nel territorio di Cava, assieme ai suoi genitori.
Molti rami collaterali di questa famiglia, come ad esempio i conti Pilla Nicelli, si estinsero, ma verosimilmente possiamo affermare che un ramo collaterale giunge a noi tramite Pilla Giovanni Vittorio 1743 nella bassa pavese, nel comune di Cava Manara, un tempo Gerrechiozzo.
Potrebbe derivare da un soprannome originato da varie motivazioni dalla parte anatomica di un animale, la zampa. Il cognome Zampetti ha un ceppo romano ed uno marchigiano.
Famiglia originaria della Liguria, che a partire dal 1600 si stanziò per tre secoli nella Lunigiana Parmense; da qui si ramificò in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana. Troviamo prime testimonianze dell’insediamento della famiglia Zampetti a Filattiera, borgo della Lunigiana Parmense, nell’anno 1641, quando don Benedetto Zampetti (m.1649), proveniente dalla Diocesi di Luni-Sarzana, viene ivi nominato Arciprete1. Costui reca con sé i suoi due fratelli, Antonio e Bartolomeo. Da quest’ultimo si originerà una copiosa discendenza che dura sino ai giorni nostri. Grazie all’abile attività commerciale e finanziaria di Bartolomeo e dei suoi discendenti (in particolare nel XIX secolo di Eugenio (1812-1888) che fu il personaggio di maggior spicco in quel periodo), si iniziarono ad acquistare, a partire dall’inizio del Settecento, varie proprietà immobiliari ed agricole della zona, fra cui alcune di quelle della famiglia Malaspina.
Con Silvestro I (1685-1761) si consolidò una status già consistente, ma che consentì una ulteriore elevazione; grazie ad un’alleanza matrimoniale molto solida, contribuì non poco all’ascesa della famiglia, imparentandosi con i Marchesi di Caprio, borgo non distante da Filattiera, di proprietà dei Malaspina. Il 22 febbraio del 1707 sposò infatti Margherita Guastalli dei Marchesi di Caprio, figlia di Antonio Maria di Michelangelo dei Marchesi di Caprio; questa, in un atto viene definita “Marchionisse de Caprio” e in un altro il padre viene definito “Machesino de Caprio”2. Nel corso del XVIII e XIX secolo aumentò invece l’importanza nel tessuto sociale della famiglia, che occupò, mediante alcuni suoi membri, importanti cariche pubbliche: furono Camarlinghi3 di Filattiera Bartolomeo III (1731-1808) e Don Silvestro II (1774-1824); Pietro Antonio (1760-1815) fu Maire4 (sindaco in epoca napoleonica) di Filattiera dal 1809 al 1812.
Le fortune familiari, però, raggiunsero l’acme con il già citato Eugenio Zampetti, che fu Gonfaloniere di Filattiera nel 1839; Podestà dal 1849 al 1855 e poi Sindaco (il primo a Filattiera dopo l’Unità d’Italia sino al 1886). Fu Cavaliere della Corona d’Italia. Costui, nel corso della sua lunga ed operosa esistenza, si sposò due volte: la prima con Margherita Giumelli (1812-1843) da cui ebbe tre figli: la seconda con la Nobile di Pontremoli Luigia Maracchi (1818-1862), con la quale generò sette figli. Di tutti i figli di Eugenio ricordiamo: don Giovanni (1837-1909), sacerdote; Benedetto (1839-1873), medico condotto a Gera Lario (Como);Giuseppe Michele Antonio (Michele) (1847-1921), avvocato a Pontremoli, fu anche Vice pretore mandamentale di Pontremoli; Luigi (II) (1853- 1917), farmacista a Filattiera; Emilio, (1855- 1922), medico condotto a Sala Baganza (Parma); Ottavio (1858-?), funzionario a Firenze; Alfonso (1859-1931), medico condotto a Olda Taleggio (Bergamo). Il ramo lombardo della famiglia vide come esponenti principali Alfonso e il di lui figlio Bernardino (1891-1969), medico condotto a Uboldo (Varese) che ebbe sei figli. Da uno di questi ha origine la discendenza dell’attuale importante esponente di tale famiglia, Paolo Maria Bernardino Cinzio.
Numerosi nella famiglia furono anche i sacerdoti, che divennero quasi tutti Arcipreti di Filattiera: il primo come già visto fu don Benedetto, Arciprete di Filattiera (1641-1649); poi don Bartolomeo II (1638-1726) Arciprete di Filattiera (1667-1726). Particolare risalto merita mons. Bernardino II (1676-1721); Arciprete di Filattiera (1708-1721) Dottore in Sacra Teologia e Protonotario Apostolico, titolare di uno stemma che analizzeremo. Altri sacerdoti si distinsero: Don Silvestro II (1774-1824) Arciprete e Camarlingo di Filattiera; Don Bernardo (1823-1902), sacerdote, maestro delle tre classi prime, patriota ed educatore; la scuola elementare di Filattiera gli è dedicata tuttora. Fu Cavaliere della Corona d’Italia. Don Giovanni (1837-1909) fu dottore in Sacra Teologia; sacerdote a Scorcetoli (Filattiera) nel 1878 e poi Preposto della Cattedrale di Pontremoli. La famiglia in virtù dello stato di Nobiltà Civica godeva del diritto di sepoltura nella Pieve di Sorano5 (fig. 1) e possedeva uno stemma. Si capisce pertanto, da queste brevi notizie, come tale casato godesse di un notevole prestigio nell’ambito territoriale e sociale in cui i suoi componenti vivevano. E’ importante focalizzare l’attenzione sulla Nobiltà Civica che la famiglia Zampetti ebbe nel corso dei secoli. Una famiglia di possidenti, molto benestante, i cui esponenti occuparono varie ed importanti cariche pubbliche, imparentata con famiglie nobili, che diede diversi sacerdoti alla Chiesa e che, a partire dal secolo XIX, annoverò molti esercenti di professioni prestigiose, è senza dubbio da annoverare fra la Nobiltà Civica, alla pari di molte altre Famiglie le quali, nei secoli precedenti e sino alla fine dell’Ottocento ricoprendo cariche e magistrature, vennero a ritrovarsi a gestire il potere, generazione dopo generazione e vivendo “more nobilium”, pur non appartenendo alla nobiltà titolata6. Tutte queste formarono un gruppo omogeneo, un ceto che di fatto maturò e si evolse vera nobiltà, con l’avvallo o meno del principe o monarca.
In certi luoghi furono chiamati nobili, in altri patrizi; in ogni caso parliamo sempre di famiglie e mai di singoli: la nobiltà civica è nobiltà familiare, con discendenza maschile oppure maschile e femminile.
Attuale principale esponente della famiglia è il Nobile dei Marchesi di Caprio di Filattiera Prof. Dott. Paolo Maria Bernardino Cinzio, Medico-Chirurgo, Odontoiatra, Specialista in Chirurgia Generale, professore di Storia dell’Odontoiatria presso il Corso di Laurea in Odontoiatria dell’Università di Pavia.
Diplomato in Genealogia e Araldica presso l’Istituto IAGI di Bologna, diplomato in Diritto Nobiliare. Araldica e Cerimoniale presso il pontificio Ateneo Regina Apostolorum di Roma, ha registrato il proprio Stemma personale presso il Bureau of Heraldry of South Africa, presso il Cronista de Armas de Castilla y Leon in Spagna, presso il Chief Herald of Arms of Malta .
https://www.lafeltrinelli.it/libri/autori/paolo-zampetti
https://araldicando.miraheze.org/wiki/Zampetti#Discecndenti