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A Roccaromana il Premio Internazionale “Torre Normanna” e il premio Caruso s’incontrano

Il 5 settembre 2026, alle ore 16:30, la Torre Normanna di Roccaromana ospiterà una nuova edizione del Premio Internazionale “Torre Normanna di Roccaromana”, in collaborazione con il Premio Caruso. Una manifestazione che unisce cultura, storia, arte e valorizzazione del territorio.

ROCCAROMANA – Sarà la suggestiva cornice della Torre Normanna di Roccaromana a fare da protagonista, il prossimo 5 settembre 2026 alle ore 16:30, di un importante appuntamento dedicato alla cultura, alle eccellenze e alla promozione del territorio. Il Premio Internazionale Torre Normanna di Roccaromana, organizzato con la collaborazione del Premio Caruso, si presenta come un momento di incontro capace di riunire associazioni, istituzioni e realtà impegnate nella valorizzazione del patrimonio culturale e sociale.

Il titolo stesso dell’iniziativa richiama uno dei simboli più significativi di Roccaromana: la sua storica torre, testimonianza di un passato che continua a caratterizzare l’identità del territorio. La scelta di questo luogo non è quindi soltanto scenografica, ma rappresenta un vero e proprio omaggio alla storia e alle radici della comunità. La manifestazione nasce inoltre all’insegna della collaborazione. La locandina dell’evento evidenzia infatti il coinvolgimento di numerose associazioni e realtà del territorio, unite dal comune obiettivo di promuovere cultura, solidarietà, ambiente, arte e patrimonio locale.

Tra i loghi presenti figurano realtà impegnate in diversi ambiti, tra cui Legambiente, FAI – Delegazione di Caserta, associazioni culturali e artistiche e organismi internazionali. Una rete di collaborazioni che conferisce all’appuntamento una dimensione ampia e articolata. Particolare rilievo assume anche la collaborazione con il Premio Caruso, che contribuisce a rafforzare il carattere culturale e internazionale dell’iniziativa. Il premio rappresenta così un’occasione per mettere in dialogo il territorio di Roccaromana con personalità e realtà provenienti da esperienze diverse, nel segno dell’arte e della cultura.

L’appuntamento del 5 settembre sarà dunque un’occasione per accendere i riflettori su Roccaromana e sulle sue bellezze, dimostrando come la valorizzazione del patrimonio storico possa diventare uno strumento di promozione e di crescita culturale. La Torre Normanna, con la sua presenza imponente e il paesaggio che la circonda, diventerà per un pomeriggio il punto d’incontro tra passato e presente, da una parte la memoria storica del territorio, dall’altra un evento rivolto al futuro e alla capacità delle comunità di fare rete. L’obiettivo è quello di trasformare il premio non soltanto in una cerimonia, ma in un momento di condivisione e di riconoscimento delle eccellenze, dando valore a chi, attraverso il proprio impegno, contribuisce alla crescita culturale e sociale del territorio.

Il 5 settembre, dunque, Roccaromana si prepara a vivere un appuntamento di particolare rilievo, con la Torre Normanna pronta a fare da scenario a una manifestazione che mette al centro cultura, identità, collaborazione e valorizzazione del territorio.

A Roccaromana il Premio Internazionale “Torre Normanna” e il Premio Caruso: cultura, arte e prestigio internazionale

Il 5 settembre 2026, alle ore 16:30, la Torre Normanna di Roccaromana ospiterà una nuova edizione del Premio Internazionale “Torre Normanna di Roccaromana”, in collaborazione con il Premio Caruso. Una manifestazione che unisce cultura, storia, arte e valorizzazione del territorio.

ROCCAROMANA – Sarà la suggestiva cornice della Torre Normanna di Roccaromana a fare da protagonista, il prossimo 5 settembre 2026 alle ore 16:30, di un importante appuntamento dedicato alla cultura, alle eccellenze e alla promozione del territorio. Il Premio Internazionale Torre Normanna di Roccaromana, organizzato con la collaborazione del Premio Caruso, si presenta come un momento di incontro capace di riunire associazioni, istituzioni e realtà impegnate nella valorizzazione del patrimonio culturale e sociale.

Il titolo stesso dell’iniziativa richiama uno dei simboli più significativi di Roccaromana: la sua storica torre, testimonianza di un passato che continua a caratterizzare l’identità del territorio. La scelta di questo luogo non è quindi soltanto scenografica, ma rappresenta un vero e proprio omaggio alla storia e alle radici della comunità. La manifestazione nasce inoltre all’insegna della collaborazione. La locandina dell’evento evidenzia infatti il coinvolgimento di numerose associazioni e realtà del territorio, unite dal comune obiettivo di promuovere cultura, solidarietà, ambiente, arte e patrimonio locale.

Tra i loghi presenti figurano realtà impegnate in diversi ambiti, tra cui Legambiente, FAI – Delegazione di Caserta, associazioni culturali e artistiche e organismi internazionali. Una rete di collaborazioni che conferisce all’appuntamento una dimensione ampia e articolata. Particolare rilievo assume anche la collaborazione con il Premio Caruso, che contribuisce a rafforzare il carattere culturale e internazionale dell’iniziativa. Il premio rappresenta così un’occasione per mettere in dialogo il territorio di Roccaromana con personalità e realtà provenienti da esperienze diverse, nel segno dell’arte e della cultura.

L’appuntamento del 5 settembre sarà dunque un’occasione per accendere i riflettori su Roccaromana e sulle sue bellezze, dimostrando come la valorizzazione del patrimonio storico possa diventare uno strumento di promozione e di crescita culturale. La Torre Normanna, con la sua presenza imponente e il paesaggio che la circonda, diventerà per un pomeriggio il punto d’incontro tra passato e presente, da una parte la memoria storica del territorio, dall’altra un evento rivolto al futuro e alla capacità delle comunità di fare rete. L’obiettivo è quello di trasformare il premio non soltanto in una cerimonia, ma in un momento di condivisione e di riconoscimento delle eccellenze, dando valore a chi, attraverso il proprio impegno, contribuisce alla crescita culturale e sociale del territorio.

Il 5 settembre, dunque, Roccaromana si prepara a vivere un appuntamento di particolare rilievo, con la Torre Normanna pronta a fare da scenario a una manifestazione che mette al centro cultura, identità, collaborazione e valorizzazione del territorio.

Il Linguaggio della Nobiltà

Vol. 1

La nobiltà non è solo un’eredità storica, ma un linguaggio di valori che attraversa i secoli.

Questo libro esplora il concetto di nobiltà come ideale storico, culturale e morale, seguendone l’evoluzione dalle grandi civiltà antiche — Mesopotamia, Egitto, Grecia e Roma — fino al mondo contemporaneo.

Da classe fondata su nascita, potere e privilegio, la nobiltà viene qui riletta come insieme di valori universali: onore, responsabilità, servizio al bene comune ed eccellenza personale.

Attraverso il Medioevo, il Rinascimento, il declino dell’aristocrazia e le trasformazioni moderne, l’opera mostra come la nobiltà sopravviva oggi soprattutto nella sua dimensione culturale, simbolica e meritocratica, espressa attraverso:

  • l’araldica
  • la genealogia
  • la tutela del patrimonio storico
  • l’impegno etico e civile

Il testo propone infine una visione di “nobiltà dell’anima”, aperta a tutti, fondata sul merito e sulla leadership morale, capace di ispirare una società più consapevole, responsabile e giusta.

Un’opera rivolta a studiosi, appassionati di storia, araldica e genealogia, e a chi desidera comprendere il significato profondo della nobiltà nel passato e nel presente.

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Vol. 2

Il Volume II completa l’opera raccogliendo l’elenco sistematico delle famiglie nobili a partire dalla lettera M.

Pensato come strumento di consultazione, il volume presenta in forma ordinata e documentata i principali casati storici italiani ed europei, offrendo una visione chiara e strutturata della tradizione nobiliare.

Ogni voce propone una sintesi genealogica essenziale, con indicazioni su:

  • origini territoriali
  • titoli e predicati
  • riconoscimenti ufficiali
  • rami familiari
  • principali attestazioni storiche

Le informazioni sono basate su fonti archivistiche e sulla tradizione nobiliare consolidata, garantendo un approccio rigoroso e verificabile.

Questo volume si configura come strumento di lavoro per studiosi, genealogisti e appassionati di araldica, oltre che come custode della memoria storica di famiglie che hanno contribuito alla vita politica, civile, militare e culturale dei territori in cui operarono.

L’opera prosegue così l’intento complessivo del progetto: preservare, ordinare e valorizzare il patrimonio nobiliare, inserendolo in una visione coerente e rigorosa della storia aristocratica.

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Immunità e Fuga – I Parlamentari PD che hanno Tradito la Flottiglia

Promesse a Vuoto – La nobiltà dell’annimo che non c’è!!!

Avevano giurato solidarietà, avevano detto che nessuno sarebbe stato lasciato indietro. Queste le parole alla partenza della Global Sumud Flotilla, dei parlamentari del PD Arturo Scotto e Annalisa Corrado parlavano di “coraggio” e “resistenza comune”,
ma quando sono arrivati i militari israeliani, quelle parole si sono sciolte come….

Neve al Sole.

Salvati “Subito”, mentre gli altri restano

Scotto e Corrado sono stati liberati in fretta, grazie alla loro immunità e al peso delle istituzioni italiane, una corsia preferenziale che ha permesso loro di tornare a casa, al sicuro, lasciando decine di compagni di viaggio rinchiusi nelle carceri israeliane.
Chi prometteva di condividere ogni rischio ha scelto invece la via più comoda: il privilegio personale al posto della coerenza.

I “Compagni” nelle mani di Ben-Gvir

Mentre i parlamentari italiani rientravano protetti, gli altri attivisti sono rimasti sotto il controllo di un governo che li definisce “terroristi”.
È stato lo stesso Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale israeliana, a invocare un trattamento duro, da nemici e non da civili solidali.
Ecco il vero prezzo dell’abbandono per i compagni lasciati indietro. Ora rischiano processi e repressione, mentre i deputati del PD si raccontano come “pacifisti coraggiosi”.

L’ipocrisia in Prima Fila

È un doppio tradimento verso chi era sulla nave e verso i cittadini italiani che avevano creduto alle loro parole.
La flottiglia è stata usata come passerella mediatica, un palcoscenico di slogan e promesse, ma quando il pericolo è diventato reale, i parlamentari hanno dimostrato che la loro solidarietà è a tempo determinato……

finché a quando non diventa scomoda.

Una Macchia Indelebile

Il PD, che ama presentarsi come forza progressista e di giustizia, dovrà rispondere di questo comportamento, perché la coerenza non si misura nei comunicati stampa, ma nelle scelte fatte nei momenti più difficili.
E qui la scelta è stata chiara, immunità per pochi, carcere per tutti gli altri,
chi predica solidarietà e poi scappa, non è un eroe, ma semplicemente un ipocrita.

Lo stemma del Principe Paolo di Giovine di Roccaromana Riconosciuto presso l’Ufficio Araldico di Malta

L’Ufficio Araldico di Malta, presidiato dal Dott. Charles Gauci, attuale Re d’Armi di Malta autorizzato dal governo della Repubblica, ha recentemente compiuto un atto di particolare rilevanza nel panorama araldico internazionale.

In data 12 settembre 2025, con registrazione presente nel Volume 2 – numero R70081/2025, è stato infatti ufficialmente registrato lo stemma del Principe Paolo di Giovine di Roccaromana, rappresentante del Principato di Roccaromana.

La registrazione statale, sancita con apposita lettera patente, autorizza il Principe a fregiarsi dello stemma e ne decreta il possesso legittimo. Non solo, l’Ufficio Araldico di Malta ha incluso nel documento anche le prerogative principesche spettanti a Sua Altezza Paolo di Giovine, rafforzando così il valore giuridico e simbolico del riconoscimento.

Pur essendo Malta una Repubblica parlamentare, il sistema araldico locale mantiene la possibilità di riconoscere, qualora vi siano documentazioni autentiche e comprovate, le origini e le prerogative dei titoli nobiliari. Una peculiarità che rende l’isola un riferimento di autorevolezza e continuità nel settore araldico europeo.

Il Principato di Roccaromana, rappresentato dal Principe Paolo di Giovine, si presenta oggi come uno specchio attuale della nobiltà contemporanea in Italia, dove la tradizione e la storia della nobiltà vengono reinterpretate in chiave moderna, conciliando memoria storica, identità culturale e valori di rappresentanza.

Con questa registrazione, l’Ufficio Araldico di Malta non solo tutela un importante simbolo araldico, ma contribuisce anche a preservare e valorizzare il patrimonio della nobiltà europea, riaffermando il ruolo delle istituzioni araldiche quale ponte fra passato e presente.

Stemma e  Blasonatura

 

 

Blasonatura

 

Di azzurro, all’albero sradicato al naturale, sostenuto da due leoni controrampanti d’oro lampassati di rosso.

 

Stemma e prerogative nobiliari già certificate dal governo della comunità autonoma di Castiglia e Leon in Spagna. La certificazione fu redatta da Don Alfonso de Ceballos-Escalera y Gila, Marchese de la Floresta, Cronista d’Armi per la stessa Castiglia e León in data 30/05/2024.

Limatola celebra il “Cristo Morto” di Luigi Rispoli – La Nobiltà Contemporanea tra Arte e Cultura

Limatola, 13 settembre 2025 – Nella splendida cornice della sala consiliare del Comune di Limatola si è svolta una cerimonia di alto profilo culturale, dedicata alla presentazione del Cristo Morto, monumentale opera marmorea del maestro Luigi Rispoli. Una scultura che non è soltanto frutto di talento artistico, ma anche di un profondo legame con il territorio che ha accolto e adottato l’artista.

L’omaggio di Luigi Rispoli a Limatola

Nato in Inghilterra e trasferitosi in gioventù a Limatola, Rispoli ha intrecciato la propria vita con quella della comunità sannita. Per rendere omaggio a questa terra e ai suoi abitanti, ha impiegato ben ventiquattro anni per dare forma al Cristo Morto, scultura che oggi viene riconosciuta come un capolavoro del patrimonio artistico locale.

Le autorità presenti

All’incontro hanno preso parte numerose personalità del mondo istituzionale, religioso e culturale, il sindaco di Limatola Domenico Parisi e la vicesindaca Stefania Pacciani, il parroco di Limatola Don Marco Zuppardi, lo storico e scrittore prof. Claudio Modena e la dirigente scolastica dell’Istituto “Leonardo Da Vinci”, prof.ssa Rosalia Manasseri.

Significativa la presenza anche di delegazioni esterne, tra cui il vicesindaco di Roccaromana Vincenzo Argenziano, e soprattutto del Principe Paolo di Giovine di Roccaromana, che ha offerto un intervento ricco di spunti sul valore dell’opera e sul ruolo dell’arte nella società contemporanea.

La partecipazione del Principe Paolo di Giovine non è passata inosservata, infatti, il Principato di Roccaromana è diventato un punto di riferimento per una forma di nobiltà che non guarda solo al passato, ma che si propone come guida morale e culturale del presente.

Sempre più spesso, il Principe e la sua casata vengono invitati a presenziare a manifestazioni di rilievo, proprio come quella di Limatola, a testimonianza di una credibilità riconosciuta sia dalle istituzioni che dalla popolazione. Non si tratta soltanto di titoli, ma di un vero e proprio ruolo sociale, in cui valori come patriottismo, cultura, educazione civica e storica vengono promossi e diffusi nel territorio.

La nobiltà contemporanea del Principato di Roccaromana non si limita a custodire tradizioni ma si pone come capofila di un movimento culturale che punta a riscoprire radici comuni, a valorizzare l’arte e la storia locali, a stimolare senso civico e rispetto delle istituzioni.

Il fatto che il Principe Paolo di Giovine sia accolto in occasioni così significative dimostra come il suo impegno venga percepito come autentico, e che la nobiltà non venga percepita come privilegio, ma come responsabilità verso la comunità.

La giornata del 13 settembre a Limatola non è stata solo una cerimonia artistica, ma un incontro di identità, memoria e prospettiva.
Il Cristo Morto di Luigi Rispoli, frutto di un lavoro di ventiquattro anni, si lega così al percorso di una comunità che vuole custodire le proprie radici e rilanciarsi culturalmente.

La presenza del Principe Paolo di Giovine e del Principato di Roccaromana ha dato ulteriore prestigio alla manifestazione, segnando un momento di dialogo tra arte, istituzioni e nobiltà contemporanea, con un messaggio forte,

“Il patrimonio culturale e i valori civici sono beni da condividere e trasmettere, oggi più che mai”

Un dono per la comunità di Roccaromana

Con gesto di profonda devozione e sincera generosità, il Principe Paolo Di Giovine di Roccaromana, curatore e capostipite della “Fondazione delle Opere Caritatevoli”, ha voluto lasciare un segno tangibile e duraturo nella storia spirituale della sua comunità. Grazie al suo impegno personale e al sostegno di Marco Pilla e della sua associazione Araldicando, è stato possibile realizzare il rifacimento dell’altare della Chiesa di San Cataldo, autentico cuore pulsante della vita religiosa di Roccaromana.

L’opera, concepita e portata a termine sotto la guida pastorale di Don Marcello Santagata, ha preso forma attraverso la mano esperta del Maestro Gino Rispoli, che ha saputo coniugare il valore dei materiali con la sacralità del luogo, dando vita a un altare che esprime in modo armonioso la fusione tra arte e fede. Ogni dettaglio di questo nuovo altare è pensato per suscitare emozione e raccoglimento, restituendo alla comunità uno spazio liturgico che non è soltanto ornamento, ma vero e proprio simbolo di un rinnovato legame tra l’uomo e il divino.

Ma ciò che rende questa iniziativa particolarmente significativa è il suo radicarsi nel concetto di nobiltà contemporanea. Non più e non solo nobiltà come memoria storica, fatta di titoli e blasoni, ma nobiltà come responsabilità verso la collettività, come impegno culturale e sociale, come volontà di trasformare i valori in azioni concrete. In questa prospettiva, il gesto del Principe Paolo Di Giovine si colloca in continuità con la grande tradizione del mecenatismo cristiano, che nei secoli ha permesso di arricchire e custodire il patrimonio artistico delle chiese, ma assume al tempo stesso un valore nuovo, quello di una nobiltà viva, attuale, profondamente intrecciata con i mestieri, con l’arte, con la cultura e con la solidarietà.

È proprio questa la dimensione che Araldicando e il suo fondatore Marco Pilla intendono promuovere, una nobiltà che non si esaurisce nel ricordo del passato, ma che trova nel presente la sua vera forza. Una nobiltà che si manifesta non nelle parole, ma nei fatti, non nell’apparenza, ma nelle opere, non in un privilegio statico, ma in una missione dinamica di sostegno, custodia e valorizzazione del bene comune.

Così, l’altare della Chiesa di San Cataldo diventa molto più di un arricchimento artistico e spirituale, ma si fa testimonianza concreta di come la nobiltà possa ancora oggi essere un motore di bellezza, un ponte tra tradizione e modernità, un simbolo di speranza e di rinnovamento. La comunità di Roccaromana accoglie questo dono non solo come un’opera da ammirare, ma come un’eredità viva che rafforza l’identità del borgo, alimenta la fede e offre un esempio luminoso di ciò che significa essere nobili oggi.

Servire, Costruire, Tramandare.

In questo segno, che unisce fede e cultura, tradizione e futuro, si riconosce il valore più autentico della nobiltà. Non un titolo scritto nei registri, ma un impegno scolpito nella vita delle persone e nel cuore della comunità.

Trieste la città crocevia di Nobiltà, Arte e Cultura

Trieste, città che respira la grandezza mitteleuropea, ha dimostrato ancora una volta di non dover invidiare nulla alla vicina Venezia. Per quattro giorni , dal 4 al 7 settembre, si è accesa di giovinezza, di arte, di genio. Merito dell’“Atelier di Creatività”, associazione no profit che da trent’anni organizza eventi culturali con una tenacia rara, senza la mondanità vana delle passerelle, ma con la sostanza dei talenti.

Sono arrivati giovani artisti da Italia, Germania, Slovacchia, Moldavia, Uzbekistan, Thailandia.  Pittori, musicisti, ingegneri, fotografi, cantanti, tutti under 29, determinati a trasformare il proprio dono in bene comune.
Un respiro cosmopolita degno della grande Trieste importante porto dell’Impero Asburgico.

La mostra e le premiazioni

Il Festival delle Giovani Eccellenze si è aperto con la mostra Galoppi di Libertà alla Galleria Fenice. Un titolo che richiama il movimento, l’irruenza, la necessità di sfondare recinti e schemi.

La cerimonia di premiazione, al Conservatorio Tartini, è stata un susseguirsi di epifanie artistiche. Il coro di voci bianche Fran Venturini, diretto da Susanna Zeriali, ha commosso cantando in più lingue. Non un esercizio, ma un atto di innocenza universale, sigillato dall’Arciduca Sandor Asburgo Lorena che ha consegnato personalmente un dono a ciascun bambino a nome dell’associazione Austria Imperialis. Un gesto nobile, antico, che restituisce dignità al cerimoniale.

Dopo aver vinto una dura selezione, presso il Conservatorio Tartini di TS, dove hanno partecipato oltre 240 candidati, si è esibito sul palco del Festival il duo formato dal pianista goriziano Enrico Bortolotti e dalla moldava Iana Rata, voce potente e disciplinata. Sono stati premiati dal direttore tedesco Johannes Skudlik.

Ha incantato il pubblico Luigi Fiore, giovane siciliano, vincitore di una borsa di Dottorato di ricerca di interesse nazionale, con un progetto incentrato sulla prassi della “direzione dalla tastiera”, in cui il solista suona e dirige contemporaneamente.
Fiore nelle giornate del festival ha ribadito ai giornalisti che “l’arte e il bello possono riportare nel mondo valori ormai scomparsi come la coerenza, la sensibilità, l’onestà d’animo” e che è compito degli artisti promuovere valori sia culturali che sociali. Fiore è stato premiato dalla stilista di cinema Patrizia Farinelli, la quale veste anche le celebrità di Hollywood. Incontro felice tra musica e moda.

Straordinaria la sedicenne violinista tedesca Veronika Schaetz; Paganini nelle sue mani non era semplice virtuosismo, ma pura emozione.
Ha ricevuto il Premio di Eccellenza dalle mani della Console Onoraria dell’Austria, dott.ssa Strolego, a conferma del legame fra Trieste e Vienna.

Poi è stato il momento del grande successo del dodicenne Matteo Roncoloni, un bambino della provincia di Roma, che ha scritto una stupenda canzone per la pace. È stato premiato dal Maestro Romolo Gessi, che lo ha invitato a studiare direzione. Qualche giorno dopo Matteo ha ricevuto il premio “Fiamma della Pace” dall’Arciduchessa Herta Margarete.

Non solo musica, infatti la fotografia di Aran Cosentino, friulano, ventidue anni, attento ed attivo nella salvaguardia della natura, ha dimostrato la sensibilità dell’artista. Cosentino è stato premiato dalla responsabile dell’UNESCO di UD dott.ssa Renata D’Aronco.

La pittrice slovacca ventenne Izabela Kliska, che ha subito sin dalla nascita varie operazioni invasive, è stata per tutti i presenti un esempio di come l’Arte possa portare in sé un’energia curativa, di resilienza, di speranza.
Grazie all’amore per la pittura e per la moda, Izabela è riuscita a superare i problemi gravi di salute e a diventare una modella ed una pittrice che porta gioia con la sua arte. È stata premiata dal professore Paolo Quazzolo del dipartimento di Studi Umanistici.

Gli ingegneri del Racing Team di UniTS hanno scosso l’aula con la loro auto a basso impatto ambientale. Un’utopia realizzata, 90 giovani che cooperano tra meccanica, economia e comunicazione. Una piccola Bauhaus triestina del XXI secolo, ecocompatibile, performante e vincente.

L’architetto Massimiliano Babich e l’ingegnere Peter Cabanik hanno consegnato i premi di Eccellenza ai tre direttori, il Team Leader Francesco Sonego, il Direttore Economico Matteo Kaliger e al Direttore Tecnico Enea Gherdol. Subito dopo, diversi componenti del Team sono saliti sul palco per la foto di gruppo e per ritirare il premio destinato al team, che rimarrà presso la facoltà di Ingegneria dell’Università.

Il premio alla carriera è andato a Claudio Mangini, animal trainer e artista. Il suo cortometraggio “Mai Solo” è un inno commovente al linguaggio segreto dei cani.

Il galà e l’eco mitteleuropea

La cena di gala alla Piccola Fenice ha rievocato la grandezza delle casate D’Este e Asburgo, dove Cavalieri e Dame dell’Ordine di San Stanislao hanno formato il picchetto d’onore per accogliere i giovani vincitori. Un ingresso in società fra mantelli oro e bordò, che ha creato emozione nei giovani, i quali si sono sentiti accolti con tutti gli onori riservati alle Eccellenze.
La compagnia “Trieste Ottocento” ha completato la serata con balli storici, riportando il pubblico all’età dei Walzer.

Infine, domenica mattina, è stato il momento della visita guidata alla Trieste Asburgica, condotta dal geometra Paladini dell’Archivio Tecnico Disegni del Comune di Trieste, in onore dell’Arciduca Sandor Asburgo Lorena, discendente dell’Imperatrice Maria Teresa, la quale rese Trieste una elegante città imperiale.

Così, grazie all’Atelier di Creatività e all’impegno costante della Famiglia Vignoli d’Este, Trieste è tornata ad essere crocevia di culture, fucina di talenti, capitale morale Mitteleuropea, dando vita ad nn festival di autentica bellezza, ponte tra generazioni e speranza per il futuro.

 

L’ispezione Genealogica – Tra Scienza dei Documenti e Mito Familiare –

Nel mondo della genealogia, e in particolare quando si parla di nobiltà, la differenza tra una ricerca storica accurata e una leggenda familiare è sottile. Non è raro imbattersi in alberi genealogici “abbelliti”, in antenati illustri inseriti a posteriori o in documenti apparentemente autentici ma in realtà prodotti secoli dopo. Per questo motivo, la cosiddetta ispezione genealogica non è soltanto la ricostruzione di un albero familiare, ma un vero e proprio esame critico dei documenti che ne attestano l’autenticità.

Cosa significa fare un’ispezione genealogica

Un’ispezione genealogica è un’indagine che unisce ricerca storica e archivistica, attraverso registri parrocchiali, atti civili, notarili, catastali e militari, verifica dell’autenticità documentaria, ossia l’analisi materiale e contenutistica di pergamene, sigilli, inchiostri e manoscritti e ricostruzione critica della genealogia, distinguendo tra prove concrete e tradizioni tramandate.

Le fonti da cui partire

Chi si occupa di genealogia nobiliare deve muoversi su più fronti passando da archivi di Stato che ospitano atti notarili, catasti e registri di leva militare, archivi parrocchiali, indispensabili per battesimi, matrimoni e morti, spesso antecedenti all’Ottocento, dallo stato civile napoleonico e post-unitario in cui dal 1806 in poi, gli atti sono registrati con maggiore regolarità. Per poi passare a repertori araldici e titolati nobiliari, che risultano esse strumenti utili ma da trattare con cautela, perché spesso compilati con intento celebrativo, e per ultimo, ma non di minor importanza, le banche dati online, utili per iniziare, ma mai da considerare fonti definitive senza riscontro archivistico.

Gli strumenti della scienza

Un tempo l’occhio esperto del paleografo e del diplomatico era il principale strumento per valutare un documento, mentre oggi, accanto alla competenza umanistica, si affiancano tecnologie di laboratorio che permettono di studiare a fondo supporto, inchiostri e sigilli senza danneggiarli. Di seguito vedremo le metodologie in maniera dettagliata.

Carta e pergamena

Microscopia ottica, che viene usata per osservare fibre, filigrane e cuciture. Permette di confrontare la carta con altre dello stesso periodo.

Analisi FTIR (Spettroscopia Infrarossa a Trasformata di Fourier), la quale identifica i materiali organici della pergamena e la loro eventuale degradazione.

Datazione al radiocarbonio (C14), che viene impiegata nei casi più controversi per stabilire l’età del supporto, anche se richiede micro-campioni.

Inchiostri

Spettroscopia Raman e fluorescenza ai raggi X (XRF), insieme determinano la composizione chimica degli inchiostri (ferro-gallici, carboniosi, o moderni sintetici). Un inchiostro moderno su carta antica è segnale certo di manipolazione.

Fotografia multispettrale (UV e IR), questo metodo rivela testi cancellati o riscritti, e distingue aggiunte posteriori.

Sigilli e timbri

Tomografia computerizzata e radiografia, vengono utilizzate per analizzare sigilli in piombo o cere senza romperli.

Analisi SEM (Microscopia Elettronica a Scansione), questa tecnica rivela micro dettagli di incisione e composizione, utile per confrontare sigilli sospetti con esemplari autentici.

Banche dati sigillografiche, contengono digitalizzazioni di sigilli noti permettono confronti rapidi con repertori storici.

Tecniche digitali

Scanner 3D si applicati su sigilli e bolli a secco, restituiscono modelli tridimensionali che facilitano lo studio e la comparazione.

Database di filigrane (come il progetto Bernstein), consentono di verificare la coerenza cronologica della carta.

Elaborazione digitale d’immagini,  per le quali vengono adoperati software avanzati correggono distorsioni e rendono leggibili testi abrasi.

Questi strumenti, sempre più diffusi negli istituti di conservazione e nelle università, permettono oggi di smascherare con maggiore sicurezza i falsi documentari. Dove l’occhio del ricercatore coglieva solo indizi, la scienza fornisce prove oggettive, un inchiostro al biossido di titanio (introdotto solo nel Novecento) non potrà mai appartenere a un atto del Cinquecento.

Analisi grafica e linguistica

L’esame materiale si affianca all’analisi paleografica e filologica in merito alla scrittura, che per ogni secolo ha i suoi stili calligrafici (gotica, cancelleresca, corsiva, ecc.) infatti, un documento con grafia anacronistica è sospetto. Troviamo inoltre le formule, gli atti legali e parrocchiali avevano formule fisse, un errore linguistico o un uso improprio rivela facilmente un falso.


Analisi archivistica

La provenienza in un documento autentico ha una collocazione archivistica chiara. I documenti che emergono improvvisamente da collezioni private richiedono sempre cautela. La concordanza attesta che i dati contenuti devono trovare riscontro in registri paralleli (es. un battesimo in un registro e il matrimonio nello stesso luogo qualche decennio dopo).


Come riconoscere genealogie false

La storia è piena di genealogie fabbricate per ottenere privilegi, titoli o prestigio. Alcuni indizi tipici sono per esempio i salti temporali sospetti (antenati vissuti insolitamente a lungo o discendenze che saltano due o tre generazioni),  eccessiva precisione per epoche remote (date di nascita nel Trecento al giorno e mese, quando al massimo si registravano gli anni), connessioni illustri improvvise (improvvisi legami con casate nobili senza alcun riscontro documentario), ed assenza di fonti verificabili (genealogie “copiate” da manoscritti privati non riscontrabili negli archivi pubblici).


Gli strumenti moderni

Oltre alle analisi di laboratorio, l’ispezione genealogica oggi si avvale anche di Analisi digitale che prevede scansioni ad alta risoluzione e fotografie multispettrali. Test genetici (DNA), utili a confermare parentele recenti o a verificare legami biologici, anche se non sostituiscono la prova documentaria. Consulenza specialistica elaborata da  paleografi e diplomatisti restano figure centrali per dare giudizi professionali sull’autenticità di un documento.

Pensiero personale………..

Fare genealogia, soprattutto nobiliare, significa muoversi tra scienza e mito. 

Una ricerca seria non si accontenta di documenti “belli da vedere” o di alberi genealogici troppo perfetti, ma verifica ogni dettaglio con metodo critici e strumenti scientifici.                                                                                                               

Solo così si evita di confondere la memoria familiare con la costruzione artificiale di un passato mai esistito.

In un’epoca in cui le fonti sono più accessibili che mai, la vera nobiltà sta nel rigore della ricerca.